Era tarda sera, una fresca serata di inizio gennaio, e avevo appena finito di lavorare. Pronto a tornare a casa ero alla fermata del bus in attesa del mezzo locomotore che mi avrebbe riaccompagnato alla magione dove avrei potuto godermi il meritato riposo. Ma ahimè, e ahimè per le moltissime povere anime lì presenti con me, a 00:53, l'ora precisa a cui il bus sarebbe dovuto arrivare, la strada dinnanzi a noi restava vuota, silenziosa, desolata.
Per i primi minuti nessuno dice niente. Qualche testa si alza, qualcuno chiacchiera con amici e colleghi, qualcuno sbadiglia, qualcuno guarda l'ora. Ma i minuti passano, e del bus ancora nessuna traccia. Inevitabile, naturalmente, che salga la tensione, e con la tensione salgono i commenti, e come in molte situazioni simili l'empatia e lo spirito di squadra primordiale che si trova a fondo nel cuore dell'uomo cominciano ad avere il sopravvento. Così da un commento sul ritardo nasce una risposta da parte di un'altra persona che non si è nemmeno mai vista, da una domanda sul dove sia il bus nasce un commento da un completo estraneo, piccoli individui diventano grandi gruppi che condividono lo stesso problema, seppur semplice come il ritardo di un bus.
E fra questi individui una ragazza che parla solo inglese, ma da quanto posso appurare capisce comunque il francese dato che non dà risposte senza senso. E si comincia a parlare, a chiacchierare, a raccontare di come una volta il bus era ancora più in ritardo, ma alla fine eccolo, arriva, è lì!
Come sempre la gente comincia a spintonare, a cercare di passare davanti, a tentare di salire per primi, e il bus da semplice autobus diventa un carro bestiame. Ma il fato mi porta di fianco alla ragazza che parla inglese, questa misteriosa fanciulla dall'accento particolare, dall'accento indefinibile, quasi un russo, quasi un est europeo, o chissà in realtà quale altra nazionalità.
"Posso sedermi qui?" su un bus pieno è una domanda che non si dovrebbe nemmeno porre, ma a una risposta come "Puoi sederti dovunque vuoi, anche sul tetto come Spiderman" è difficile trovare una reazione appropriata.
E una volta che il bus parte, visto che ormai siamo tutti sulla stessa barca, la barca di terra, e abbiamo iniziato questa avventura insieme, tiro fuori un lato socievole che non so dove fosse nascosto e continuo a chiacchierare.
Lavora a Disney, ma ha finito il suo contratto giusto oggi, e non ha il diritto di dire cosa facesse. Mistero! Interessante, ci sono solamente ipotesi che si possano fare a riguardo, ma da ammirare il suo rispetto per il contratto di lavoro.
Qual è la sua nazionalità? Chissà. Non è francese, non è italiana, sarà forse aliena? Non lo sapremo mai.
Non era il caso nemmeno di domandare il nome, quindi rimarrà questa anonima ragazza di una sera, questa ragazza del bus.
Alla fine comunque anche sul bus le chiacchiere non durano a lungo, e ben presto arriva il momento di scendere. Ormai non stavamo nemmeno più parlando, a una certa ora dopo una giornata di lavoro l'unica cosa che si vuol fare è mettersi delle cuffie nelle orecchie e isolarsi dal resto del mondo, naufragare in un oceano di note rilassanti, e questo è quel che ha fatto lei. Ma ciò non mi ha impedito di farle un cenno di saluto quando è stato il momento di scendere.
E ho ricevuto un saluto da parte sua, e poi, inaspettatamente, ha aggiunto anche un "Oh and by the way, happy new year!".
Non so come descrivere questa esperienza, non so descrivere come mi ha fatto sentire, perché per quanto sia praticamente nulla non mi ha lasciato indifferente. Cos'è questa sensazione che provo? Come si spiega questa specie di felice serenità che mi pervade? Perché una volta sceso dal bus sono tornato a casa con il sorriso sul volto? Un semplice augurio di buon anno da parte di una sconosciuta fa così piacere? Un bus in ritardo, un esperienza in genere negativa, si è trasformata alla fine in un episodio breve ed unico che, Dio solo ne sa la ragione, ho sentito il bisogno di condividere.
È tutto.
Per i primi minuti nessuno dice niente. Qualche testa si alza, qualcuno chiacchiera con amici e colleghi, qualcuno sbadiglia, qualcuno guarda l'ora. Ma i minuti passano, e del bus ancora nessuna traccia. Inevitabile, naturalmente, che salga la tensione, e con la tensione salgono i commenti, e come in molte situazioni simili l'empatia e lo spirito di squadra primordiale che si trova a fondo nel cuore dell'uomo cominciano ad avere il sopravvento. Così da un commento sul ritardo nasce una risposta da parte di un'altra persona che non si è nemmeno mai vista, da una domanda sul dove sia il bus nasce un commento da un completo estraneo, piccoli individui diventano grandi gruppi che condividono lo stesso problema, seppur semplice come il ritardo di un bus.
Come sempre la gente comincia a spintonare, a cercare di passare davanti, a tentare di salire per primi, e il bus da semplice autobus diventa un carro bestiame. Ma il fato mi porta di fianco alla ragazza che parla inglese, questa misteriosa fanciulla dall'accento particolare, dall'accento indefinibile, quasi un russo, quasi un est europeo, o chissà in realtà quale altra nazionalità.
"Posso sedermi qui?" su un bus pieno è una domanda che non si dovrebbe nemmeno porre, ma a una risposta come "Puoi sederti dovunque vuoi, anche sul tetto come Spiderman" è difficile trovare una reazione appropriata.
E una volta che il bus parte, visto che ormai siamo tutti sulla stessa barca, la barca di terra, e abbiamo iniziato questa avventura insieme, tiro fuori un lato socievole che non so dove fosse nascosto e continuo a chiacchierare.
Lavora a Disney, ma ha finito il suo contratto giusto oggi, e non ha il diritto di dire cosa facesse. Mistero! Interessante, ci sono solamente ipotesi che si possano fare a riguardo, ma da ammirare il suo rispetto per il contratto di lavoro.
Qual è la sua nazionalità? Chissà. Non è francese, non è italiana, sarà forse aliena? Non lo sapremo mai.
Non era il caso nemmeno di domandare il nome, quindi rimarrà questa anonima ragazza di una sera, questa ragazza del bus.
Alla fine comunque anche sul bus le chiacchiere non durano a lungo, e ben presto arriva il momento di scendere. Ormai non stavamo nemmeno più parlando, a una certa ora dopo una giornata di lavoro l'unica cosa che si vuol fare è mettersi delle cuffie nelle orecchie e isolarsi dal resto del mondo, naufragare in un oceano di note rilassanti, e questo è quel che ha fatto lei. Ma ciò non mi ha impedito di farle un cenno di saluto quando è stato il momento di scendere.
E ho ricevuto un saluto da parte sua, e poi, inaspettatamente, ha aggiunto anche un "Oh and by the way, happy new year!".
Non so come descrivere questa esperienza, non so descrivere come mi ha fatto sentire, perché per quanto sia praticamente nulla non mi ha lasciato indifferente. Cos'è questa sensazione che provo? Come si spiega questa specie di felice serenità che mi pervade? Perché una volta sceso dal bus sono tornato a casa con il sorriso sul volto? Un semplice augurio di buon anno da parte di una sconosciuta fa così piacere? Un bus in ritardo, un esperienza in genere negativa, si è trasformata alla fine in un episodio breve ed unico che, Dio solo ne sa la ragione, ho sentito il bisogno di condividere.
È tutto.






