C'era una volta: Orlando

Durò appena un anno, ma fu l'inizio di tutto.

Ed ora: Disneyland Paris!

Proiettato verso il futuro, indeterminatamente!

venerdì 29 agosto 2014

AAA, $$$

Uno è Abraham Lincoln. Il sedicesimo, uno fra i più celebri. Oggi passa le giornate seduto su un gigantesco trono di pietra.
Uno è Alexander Hamilton. Uno dei padri fondatori, uno dei pochi non presidenti ad aver l'onore di avere la faccia appiccicata ad una banconota. Non amava i duelli.
Uno è Andrew Jackson. IL settimo presidente, in lotta contro il potere bancario. Si prepara a lanciarsi al galoppo a Washington.
Tre amiconi accomunati dalla stessa iniziale.



Da ora sono i miei nuovi amici. Le banconote da cinque, dieci e venti dollari mostrano i loro carismatici volti circondati da scritte che inneggiano alla libertà e alla iconica frase "In God we trust".
Cambiare gli euro in dollari mi fa sentire così international!


domenica 17 agosto 2014

La persistenza della memoria

Voglio raccontarvi una storia.
Una storia accaduta oltre 10 anni fa.
La storia di un bambino alla sua prima ed unica visita a Disneyland Paris.


Avevo da poco finito le elementari, ai tempi in cui c'era ancora l'esame in quinta, e mi appropinquavo a godermi l'estate prima delle medie. Improvvisamente, mi arrivò la notizia che per il compleanno (e/o la promozione) i miei zii mi avrebbero portato in un posto magico, fantastico, magnifico... naturalmente sto parlando del buon vecchio Disneyland Paris.
Attesi con ansia il momento della partenza, e quando quel giorno arrivò ero estremamente agitato. Troppo agitato, tanto da farmi venire un forte mal di pancia. Mi accompagnò per tutto il viaggio in treno, da Milano all'arrivo, e a nulla servì la brioche che mangiai (non avevo fatto colazione, da quanto ero agitato).
Comunque alla fine il tormento ebbe fine ed arrivammo all'hotel designato per la nostra permanenza al parco: il Sequoia. Lasciati i bagagli, varcammo finalmente la soglia di un altro mondo... per metterci subito in fila, attendendo l'arrivo del Disneyland Railroad (cioè il treno che fa il giro del parco). Anche lì, però, trovai il compagno di viaggio che avevo sul treno: il mal di pancia - causato probabilmente dallo stomaco vuoto. A quanto pare era ormai giunto al limite, visto che [Attenzione, parte del racconto vagamente schifosoide] vomitai. Non incoraggiante come inizio al parco, ma fortunatamente il resto del soggiorno fu assai più gradevole.

Visto che ormai tutto era passato, e che non mangiavo da un pezzo, il nostro soggiorno cominciò, invece che con il treno, con il pranzo. Ed anche qui capitò una cosa non esattamente piacevole, ma che dopo tutto questo tempo fa ridere.
Il ristorante era la Pizzeria Bella Notte. Il piatto prefissato, spaghetti in bianco. Ricordo che nel ristorante era presente un pianoforte, e la mia fanciullesca mente ne era particolarmente attirata. Un piano lì, nel ristorante? E si poteva suonare, magari? Uao! Non riuscivo a distogliere lo sguardo, fremente di poter provare a premere i tasti di quel magnifico strumento. E mentre il mio sguardo era ben incollato al pianoforte, i miei piedi erano meno bene incollati al pavimento. Basto poco, e patatrac! Per terra. In quel momento, va sottolineato, avevo in mano il piatto con dentro gli spaghetti. Spero che il pavimento li abbia trovati gustosi, a me ne furono portati naturalmente altri.
Dopo questo movimentato pasto, la visita vera e propria al resort ebbe inizio... con It's a small world!
E da qui in poi, paradossalmente, la memoria si fa più lacunosa.
Ricordo ad esempio, la Phantom Manor. Timoroso di cosa potesse aspettarmi all'interno, feci tutta la parte iniziale ad occhi chiusi. Salito sulle vetture, comunque, li riaprii dopo poco e divenne la mia attrazione preferita al parco. Tanto che il giorno dopo volli assolutamente tornarci, per vedere cosa mi ero perso: e meno male!

Un'attrazione alla quale uscii particolarmente spaventato/affascinato fu "Tesoro, mi si è ristretto il pubblico!". Mi colpì fin dalla fila, in particolare lo zootropio (se c'era altro non lo ricordo). Durante lo show, rimasi particolarmente colpito (al punto da chiudere gli occhi) da alcuni effetti 3D: ricordo il serpente e il gatto (o leone, boh). Inoltre, nella scena dei topi fra le gambe, alzai queste ultime abbastanza da non sentire ulteriormente l'effetto. Un pò mi dispiace che non la troverò più in una futura visita.
Attrazione che adorai fu invece Big Thunder Mountain, tanto che alla fine del giro lanciai un sonoro "Yahooo!" che fece voltare verso di me tutta la gente lì presente. Fu un pò imbarazzante.
Molte attrazioni invece non riuscii proprio a farle: a parte quelle forti (fra cui Indiana Jones, che all'epoca girava il contrario. Ci salì mio zio però), ricordo di non aver visto Le Visionarium, Orbitron, Star Tours, Le Carousel de Lancilot, Mad Hatter's Tea cups, le varie barche di Frontierland, i vari veicoli di Main Street e naturalmente gli Studios che ancora non esistevano, e quindi non ho mai visitato. Forse non avremmo dovuto sprecare tempo per la piscina dell'hotel.

Un altro ricordo è legato non ad un'attrazione, ma ad un personaggio con il quale volevo assolutamente fare la foto: il mitico Paperino! Me lo ricordo bene: lì, nella Main Street, intento a fare foto con i pargoli. Lo raggiungo subito! Gli porgo il libretto degli autografi con un grande sorriso stampato sulla bocca e gli occhi che si illuminavano alla vista di quell'essere piumato! Ma era troppo tardi. Il palmipede si stava già avviando altrove, e io dovetti accontentarmi di una pseudocarezza sulla testa. Non lo rividi mai più, per tutto il resto del soggiorno. Dovetti accontentarmi di personaggi come Woody (al Pizza Planet), il Genio (ad Adventureland), Pippo (incontrato infinite volte), Max (in hotel, mi pare) e un pinguino. Non di tutti però riuscii ad avere l'autografo, in quanto fu una cosa che scoprii solo a soggiorno inoltrato. Di alcuni non riuscii nemmeno ad avere la foto, visto che erano circondati da orde di persone: Geppetto e Topolino.
L'anno era il 2000, se non sbaglio, e la parata di quell'anno non tornò mai successivamente. La ImagiNation Parade, che non mi colpì particolarmente. Al contrario della classica ed indimenticabile Main Street Eletrical Parade! Il motivetto che accompagnava la parata notturna carica di lucine non mi è mai uscito dalla testa.

Ecco, questo è il resoconto di quello che all'epoca era un bambino di 11 anni. Ricordi confusi, frammentari, tenuti insieme dalla cartina del parco, dalla videocassetta di presentazione che avevo comprato (con una bambina che descrive varie attrazioni durante una visita al parco) e dalla saponetta che mi ero fregato all'hotel, e che in tutti questi anni ho sempre conservato in un cassetto. Può sembrare incredibile, ma profuma ancora.
Non sono mai riuscito a tornarci, sebbene il sogno non sia mai morto dentro di me.
Ed ora ancora poche settimane e sarò non a Disneyland Paris, ma a Disneyworld.
Sarò in Orlando.
Sarò in Florida.
Sarò in America.

E chissà cos'altro mi attende.

giovedì 14 agosto 2014

Metà alla meta

Siamo a metà agosto. Non serve essere un genio in matematica (e credetemi, non lo sono) per rendersi conto che, siccome metà mese è andata, manca ancora metà alla sua fine. E di conseguenza manca metà mese alla mia partenza!
Proprio oggi ho svolto l'ultimo passo (si spera) di questo lungo percorso: il colloquio all'ambasciata americana per ottenere il visto.
La mia avventura, tuttavia, è cominciata ieri. Giunto a Milano, mi sono ricordato che ancora dovevo fare la fototessera, uno dei millemila documenti necessari al colloquio. Una rapida ricerca alla Stazione Centrale mi ha portato ad un angolino buio e seminascosto, dove due macchinette mi aspettavano sorridenti.
Una delle due sembrava essere in cattivo stato, tanto che lo schermo esterno (dove sono elencate le fotografie effettuabili) lampeggiava come una luce stroboscopica. Non provate a dirlo ad alta voce, vi ingarbugliereste la lingua.
Entro quindi nella macchinetta più in forma, inserisco tutto pimpante i miei dieci euro, faccio la foto, aspetto il resto... aspetto il resto... aspetto il resto...
Ora, mente leggete la prossima frase, immaginate un tipico motivetto da colpo di scena che si può sentire durante un film o un telefilm: "La macchina non dà resto".
Così, con un nuovo immaginario bollino sull'altrettanto immaginaria Patente del Pirla, mi sono avviato verso casa dei miei zii.

La sera è stata carica d'ansia, sia per me che per le due future colleghe con cui avevo appuntamento il giorno dopo: tutti eravamo preoccupati di non avere qualche documento in regola, o di aver letteralmente dimenticato qualcosa. Per fortuna alla fine tutto è andato per il meglio.
Arrivati tutti e tre con larghissimo anticipo, abbiamo perso tempo a fare colazione dando così il tempo alla fila di formarsi davanti all'ambasciata.
Passati controlli di sicurezza, metal detector, telefonini spenti e tutte le altre simpatiche menate per la sicurezza, finalmente - dopo un'estenuante attesa  - è giunto il momento per il colloquio.
Ah no prima ci ritirano i documenti e ci dicono che ci richiameranno dopo qualche minuto
Ok, ora finalmente è giunto il momento per il colloquio!
Ah no prima ci prendono le impronte digitali e ci dicono che ci richiameranno dopo qualche minuto.
Ah ops il sistema ha problemi.
Ah ok funziona.
E finalmente arriva - stavolta per davvero - il momento del colloquio!
E tutta l'ansia appare immotivata, illogica: due domandine in croce (in italiano peraltro) su cosa faremo lì, cosa faremo al ritorno in Italia, e la sorridente signorina allo sportello ci informa che il visto è stato approvato e lo riceveremo a breve.
O almeno, si spera!





lunedì 11 agosto 2014

Elementare, Watson!

Marie le Ny. Un nome finora ignoto, ma grazie alla quale oggi sappiamo il prezzo del volo: 502,22 euro. Un prezzo abbastanza esiguo, in confronto ai miei timori di 700 e passa cucuzze.
Purtroppo di fatto non sappiamo ancora nulla sul volo. Solo il prezzo e le compagnie aree con cui voleremo. Tuttavia, sono dati dai quali (cercando un po') si possono ipotizzare più dettagli. Dato che non ho di meglio da fare, mi sono improvvisato novello Sherlock Holmes dedicandomi ad una rapide indagine, scandagliando i voli in partenza il 2 settembre. E, per lo stesso motivo poco fa citato, posto qui i risultati delle mie indagini.


Dunque, British e American Airlines. Probabilmente partiremo per le 9.40 (anche se ci sono diversi voli anche fra le 10 e le 11.30). Altrettanto probabilmente, lo scalo sarà a Miami (anche se noto diversi voli con due scali, uno dei quali a Londra) o New York. Per finire, l'arrivo ad Orlando: 17.58 è l'orario più papabile, anche se potrebbe andarci peggio. Tipo 20, o 21.19.
Ricapitolando: punto tutto su 9.40 - 17.58 con scalo a Miami.
Naturalmente esiste anche la non remota possibilità che io abbia sbagliato completamente, ma per la risposta definitiva ci sarà da attendere un bel po'.

domenica 10 agosto 2014

Atto di abiura

Oggi mi improvviserò versione povera della Sfinge ed esordirò con un indovinello.
Cosa c'è in questa scatola?


Beh, nulla. Ormai è già stata svuotata e il suo contenuto fa bella mostra di sé sulla mia scrivania. Dopo millenni, secoli ed anni mi sono convertito al lato oscuro ed ho acquistato un e-reader.
Come moltissimi altri prima di me, ero assolutamente scettico a riguardo. La carta stampata sostituita da un dispositivo elettronico? Veramente? È davvero così esaltante e migliore?
Beh, no. Migliore, no. Un libro rimane sempre un libro, ma la comodità di avere un'intera libreria a portata di mano è una cosa da non sottovalutare.
Poi, non dimentichiamo che in Florida mica mi posso portare ventimila libri dietro. Almeno, non cartacei. Con il reader immagino di poterne portare anche di più.
Eccolo qui, il mio nuovo amico:



Il mio scetticismo a riguardo è comunque del tutto svanito: è uno strumento decisamente comodo e ben fatto. E non ho nemmeno cominciato ad usarlo seriamente, sto pensando solo a riempirlo di ebook assortiti che chissà quando leggerò!
Questo non significa un mio totale abbandono della carta stampata, tutt'altro: la mia ambiziosa collezione dei Mammut Newton proseguirà, in futuro, senza alcun intoppo ed oggi stesso ho “acquistato” un libro sfruttando un buono sconto da 5 euro. Considerando che questo era il prezzo del libro, non ho letteralmente speso nulla.
Eccolo qui:



Non è magnifico?

mercoledì 6 agosto 2014

Le tentazioni del dottor Andrea

Perché non sfruttare questo spazio anche per aneddoti e vicende personali di scarsa rilevanza, ma che meritano di essere ricordate? Posso farci quel che mi pare.
Dunque, ipotizziamo un lasso di tempo che oscilla fra i 10 e i 15 minuti. In un così breve periodo, quante volte un individuo può fare la figura del pirla?
L'individuo in questione si trova alla Stazione Centale di Milano, cercando di passare il tempo in attesa del suo treno. Gira un po' in Feltrinelli, sfoglia libri, si aggira fra le guide turistiche sognando potenziali viaggi proiettandosi con la mente nel futuro. Esce dalla Feltrinelli, entra al Saturn.
Aggiungiamo ora un elemento: l'individuo in questione ha, oltre ad una tracolla con portatile, portafogli e tanti altri oggetti essenziali, anche un sacchetto di plastica con alcune cose da portare a casa. E le guardie del Saturn odiano i sacchetti.
L'individuo entra deciso nel negozio, venendo immediatamente fermato. In men che non si dica, con fare discretamente brutale, la possente guardia chiude il sacchetto con un etichetta.
Possiamo considerarla come la Figura da Pirla # 1.
Il simpatico individuo con il simpatico sacchetto si aggira nel simpatico negozio: va di qua, va di là, curiosa fra le macchine fotografiche rischiando una sincope vedendone il prezzo medio. E poi il suo occhio cade: lo raccoglie, e sotto di esso trova un grande cartello che indica il mitico prezzo di 50 euro per un mitico ereader. Perché no, si dice. Non ha contanti, ma ha molti soldi da parte in posta e un cinquantino non fa la differenza.
Riflette, si chiede se ne valga la pena o no, e alla fine decide che sì, avrà quell'ereader! È troppo allettante per lasciarselo sfuggire, e lui è troppo, troppo, troppo tentato. Lo prende, si dirige alla cassa, chiede se accettano la carta Bancoposta, la infila nella macchinetta... PIN sbagliato. Ops, è quello del telefono.
Figura da pirla # 2. Ma rimarrà segreta, la tizia in cassa penserà ad un errore di battitura.
Pin giusto. Carta rifiutata. Ops, i soldi non sono su questa ma sulla Postepay.
Figura da Pirla # 3.
E, continuando la sequela degli ops che fan sempre bene: ops, non ricorda più il pin della Postepay!E la Figura da Pirla # 4 dà vita ad una quadrilogia da non scordare.
Così l'individuo corre in Posta, aspetta diversi minuti, prende ben due numeri (uno per i Clienti normali, l'altro riservato a chi ha il Bancoposta).
“Buongiornovorreiritiraredeisoldidallapostepay” esclama in tutta fretta. Il tempo stringe, il treno parte fra poco.
“E non può ritirarli da fuori, scusi?” esclama la tizia perplessa al bancone.
“Eh ma non ricordo il PIN!” risponde con sconforto l'individuo.
E ancor più sconforto lo assale quando la tizia risponde che anche per ritirare i soldi da lei serve il PIN!
Mentre l'individuo corre di nuovo al Saturn, il conteggio delle Figure da Pirla sale al # 5 e la tizia della posta commenta quanto appena accaduto.
Con un fare da buon samaritano, l'individuo torna dalla tizia di prima al Saturn e – ignorando bellamente la gente in fila – le dice che non se ne fa più nulla, non ricorda proprio il PIN.
Il suo cuore sorride mentre si allontana, ha fatto una buona azione. Ha evitato che la povera ragazza rimanesse lì ad aspettarlo per sempre. Ma poi qualcosa si risveglia, nell'individuo. Forse non tornare proprio avrebbe fatto poca differenza. Anzi, forse proprio il fatto di essere tornato per nulla si è trasformato nella Figura da Pirla # 6.
Ormai è tempo di prendere il treno. L'individuo ci salta sopra, si siede per terra fra una carrozza e l'altra perché è tutto pieno. Dopo un po', sale sul secondo treno
E dal finestrino vede due lepri, o due conigli, che corrono liberi.
Anche loro, come lui, non hanno nessun ereader.




Plot twist: l'individuo sono io.