C'era una volta: Orlando

Durò appena un anno, ma fu l'inizio di tutto.

Ed ora: Disneyland Paris!

Proiettato verso il futuro, indeterminatamente!

venerdì 17 luglio 2026

Io sono il viaggio


 

È da parecchio che non scrivo qui, quasi 6 anni ormai.

Non perché non sia successo niente di significativo, anzi, ma forse non ne sentivo più il bisogno. Ma qualche giorno fa ho passato una di quelle serate che vanno messe per iscritto, prima che sfumino nella memoria.

Qualche giorno fa ho assistito al primo concerto di Caparezza.

Non è stata una cosa improvvisata: già un anno fa avevo il biglietto in mano, come regalo di compleanno, e per un anno non ho aspettato altro. Mi hanno pure rifiutato le vacanze, quindi mi son dovuto arrangiare organizzando un weekend singolo, un'andata e ritorno in soli due giorni solamente per vedere un molfettese riccioluto rappare su un palco milanese.


Non avendo molta esperienza di concerti mi sono dovuto fare un po' consigliare, su come organizzarsi, su quando arrivare, e meno male che ho dato retta ai consigli e sono arrivato con largo anticipo. Alle 16 ero già in fila, e alle 16 diluviava a dirotto, con tuoni, grandine e fulmini. La preoccupazione per un potenziale annullamento c'era, dato che la regione Lombardia aveva diramato un allarme estremo per temporali con grandine giganti.

Ma alla fine, come l'esistenza di questo post dimostra, è andato tutto bene.

E anche di più.


Avevo conosciuto una persona su Reddit, anch'egli solo, ma stava nel Pit quindi non c'è stato molto da fare per socializzare e durante tutta l'attesa non ho parlato molto con nessuno.

Poco dopo le 19 si aprono le porte, si passano i controlli, e comincia il caso, con gente che corre e si fa sgridare dagli addetti.

Ho camminato, complice il male alle cosce e i sassolini a terra, nonché il rispetto per quello che ci dicevano, e son comunque riuscivo ad arrivare alla transenna del posto unico in piedi.

Non ero vicinissimo.

Non ero lontanissimo.

Non era frontalissimo.

Ma per me il posto era perfetto.

Mancavano ancora due ore al concerto, l'emozione cominciava a farsi sentire. Piano piano si comincia a parlare, cantare e chiacchierare con i propri vicini, si comincia a essere disgustati dalla presenza di bambini e... piano piano mi ritrovo, non so come, in seconda fila.

Pazienza.

O almeno, pazienza finché un addetto non arriva a distribuire un misterioso braccialetto a tutti quelli in prima fila. Son riuscito ad averlo comunque precisando come sono stato spinto indietro.

Ci si chiede a cosa serve, ci si chiede cosa sia, anche se un dubbio ce l'ho e viene confermato: dopo il concerto, possiamo andare alla sinistra del palco e incontrare Caparezza.

COSA.

E lì ringrazio chi mi ha consigliato di arrivare presto, perché un'occasione del genere non ricapita più.

Le ore passano, gli aerei del vicino aeroporto di Linate decollano uno dopo l'altro sopra le nostre teste.

E poco dopo le 21h30, le luci si spengono, parte la musica, ed arriva lui.


Il pezzo iniziale, come molti avevano previsto, è Il banditore, pezzo unico di Caparezza in quanto unica cover (di una canzone alquanto sperimentale di Enzo Del Re), fatta quasi esclusivamente di onomatopee. Il pezzo perfetto per un album che è un connubio fra musica e fumetto.

Ovviamente l'artista esce da un astronave sul palco, stessa astronave che figura nel fumetto che accompagna l'album.

La gente urla, applaude, si emoziona. Io stesso sono la gente.


Dopo qualche parola introduttiva di benvenuto, dopo qualche applauso, qualche urlo, si continua con Il pianeta delle idee, in cui un vulcano entra sul palco e una persona, che sicuramente rappresenta un'idea, ne esce fuori.

A seguire, il primo singolo che ha anticipato il disco, Io sono il viaggio, durante il quale Caparezza sale su uno pterosauro gigante e vola in mezzo al palco. Sì, lo sto davvero scrivendo. Sì, è davvero successo.


Si passa poi a un pezzo meno recente, El Sendero, durante il quale una strana figura sullo schermo dietro di lui canta il ritornello. Peraltro lo schermo è parte integrante dello show: in ogni pezzo c'è sempre qualcosa da vedere, qualche disegno astratto, personaggio, meteorite, di tutto.

Dopo questo pezzo, comincia a parlare del fumetto mentre vengono trascinati in scena dei grossi quadrati a forma di vignetta, dentro il quale ci sono persone immobili. Ovviamente il tutto serve a introdurre A Comic Book Saved my life, che parla del suo rapporto ed amore con il fumetto fin da quando era bambino. Durante la canzone i quadretti prendono vita uno dopo l'altro.

Sempre nell'album recente si rimane con Gli Occhi della Mente, durante il quale due occhi giganti entrano in scena, seguiti da un occhio ancora più grande dentro il quale entra l'artista, e sbuca ogni tanto per cantare le varie strofe.


Come spiega lui stesso, è una canzone che parla dell'immaginazione. E parlando dell'immaginazione, incomincia a parlare di un certo artista. Prima ancora che lo nomini, la gente ha capito chi è e comincia a urlare in anticipazione del pezzo che sta per cantare. Dopo un'introduzione degna di un professore di storia dell'arte, durante la quale spiega come nella Notte Stellata fantasia e realtà si incontrino, ecco che parte uno dei grandi classici relativamente recenti, Mica Van Gogh.

E non c'è intermezzo, appena la canzone finisce parte uno dei pezzi più famosi, perché come dice Caparezza stesso, ci sta per portare... sulla luna. Si parla ovviamente di Vengo dalla luna, pezzo senza tempo sul razzismo, durante il quale un gruppo di alieni su un astronave gira sul palco.


Si continua a parlare di alieni, di come sia stato loro inviato un disco, ironizzando su come l'alieno parli Molfettese e di come Caparezza possa fare quello che gli pare perché la sceneggiatura l'ha scritta lui stesso. L'alieno offre un disco, e un giradischi, che altri non è se non un robot gigante. E inserendo il disco nel robot, parte uno dei suoi pezzi più ascoltati, forse quello più ascoltato su Spotify: Ti fa stare bene. Robot che ballano sullo schermo accompagnano questo inno a... beh, fare ciò che fa stare bene.




E dopo l'allegria si lascia spazio alle emozioni, con una doppietta letale: Pathosfera, cantata interamente seduto su di un asteroide, e China Town, durante il quale Matteo de Longis, fumettista, disegna qualcosa. Durante questo tour, infatti, ad ogni tappa un artista diverso è ospite del cantante, per realizzare un disegno che verrà poi messo all'asta. I proventi verranno poi dati in beneficenza a Emergency.


Visto che si rimane in tema disegno, Caparezza comincia a lamentarsi di non saper disegnare, mentre Diego Perrone, suo storico collaboratore, gli mette un mantello nero e una maschera che chi ha letto il fumetto riconoscerà in Darktar – titolo del pezzo successivo. La voce di Caparezza cambia e canta questa canzone sul vittimismo e negatività di certe persone.

Durante il pezzo un gigantesco Darktar di cartapesta entra in scena, un qualcosa di spettacolare e incredibile, come ogni altra scenografia, e Caparezza stesso dice che tutto questo serve per distrarci.


Serve per distrarci dal fatto che non sta saltando, che non sta correndo, che non sta muovendo la testa come un metallaro, perché è vecchio. Una panchina entra in scena, e il rapper annuncia che canterà il prossimo pezzo da seduto, introducendolo con “se avete tempo, voglio raccontarvi la mia storia”. Trattasi di quello che probabilmente è il mio pezzo preferito dell'album, Come la musica elettronica, che parla dell'età che avanza, dell'invecchiamento, e non a caso a ballare intorno a lui ci sono infermieri con candele giganti.


Qualche altra parola per introdurre il pezzo successivo, che non è chiaro quale sia, la gente si pone domande, finché non dice semplicemente di essere contento della scelta che ha fatto.

La gente urla mentre comincia la musica de La scelta.


I due pezzi successivi sono molto, ma molto, meno recenti di tutti quelli precedenti, e sembrano un po' fuori tema rispetto alla tonalità generale del concerto, ma come pubblico siamo talmente presi che importa poco. Continuano uno dopo l'altro, prima il pezzo a tema videoludico Abiura di me, seguito da La fine di Gaia, in cui un conto alla rovescia compare sullo schermo, conto alla rovescia che corrisponde esattamente con la durata della canzone.


La fine si avvicina, e dopo Curiosity (oltre il bagliore), altro pezzo dell'album recente, Caparezza introduce la fine “legale” del concerto dicendo che sapeva già da subito con quale pezzo l'avrebbe concluso mentre scriveva la scaletta. Prima di cantare, parla di temi profondi, come Palestina, e ci introduce a un fumettista palestinese Naji al-Ali, creatore del personaggio di Handala, sempre visot di spalle, e ucciso tragicamente e misteriosamente a Londra nel 1987.

Tutto questo serve ad introdurre il bellissimo ed emozionante pezzo La chiave.


Ed è finita così, escono tutti dal palco, saluti e ciao.

Ovviamente si sa che non è finita, è tempo del bis. Partono i cori: da Capa, Capa, Capa, a Michele, Michele, Michele a “Se non metti l'ultima, noi non ce ne andiamo”.

Una strada voce stridula dice che arriverà a salvare la situazione, ma avverte di non farlo passare: è il bizzarro personaggio di Magmarana, che chiede agli orchestrali di suonare una musica allegra. Caparezza torna sul palco, la sgrida, e Magmarana prende in giro questo “tristone”, i suoi temi di morte, tormenti interiore, eccetera, sottolinea come questo spettacolo sia stato un po' malinconico, e acclama il “vecchio Caparezza”. Elenca uno dopo l'altro i suoi vecchi album, ma Caparezza dice che non vuole divertirsi.

Perché lui è... Fuori dal tunnel del divertimento. Enorme classicone, il pubblico esplode, ed esplode ancora di più quando immediatamente dopo la fine parte Jodellavitanonhocapitouncazzo, meno conosciuta dal pubblico generico ma adorata dai suoi fan, a tal punto che un verso è diventato un meme. Caparezza stesso ne è al corrente, dato che lo lascia cantare al pubblico. E mentre tutti urliamo “Amo le donne che sanno di merluzzo”, un pesce gigante appare sullo schermo.

Intorno a lui, un Caparezza gonfiabile gigante e dei Caparezzini molto simili a quelli del videoclip della canzone danzano.

Il grande finale è il suo più grande classico, forse il pezzo più conosciuto, durante il quale Magmarana fomenta il pubblico e finiamo tutti per urlare a squarciagola Vieni a ballare in Puglia.


I ringraziamenti, con il messaggio di Caparezza di tirare fuori la perla che è in noi, si svolgono con in sottofondo la registrazione di Perlificat.

Dopo il selfie con il pubblico, viene mandata Cosmonaufragio.


E finalmente giunte il momento di incontrarlo! Più o meno, perché non sono ben organizzati e non sanno da dove farci passare. Ma dopo qualche bestemmione non necessario dell'addetto, finalmente ci mettiamo in fila. C'è da aspettare un pochino, d'altronde anche lui ha bisogno di riposo, tanto che alcune persone se ne vanno.

Di fronte a me c'è una tale Ambra, che durante il concerto è stata citata direttamente da Caparezza: “Si è persa una bambina di nome Ambra, i genitori la stanno aspettando al merchandise”.

Una piccola star della serata, forse.




E finalmente arriva l'incontro. Sono tanto timido quanto lo è lui, l'incontro è un po' impacciato, allunga la mano sinistra, gliela stringo, ma in realtà voleva solo il biglietto per autografarlo.

E faccio una foto, con colui che seguo da anni, con colui che da anni sento solo in radio, e che le ore precedenti avevo visto su un palco. Ed ora è lì, di fianco a me, ha detto “Ciao Andrea”, si è rivolto direttamente a me.

Ho una foto con lui, un autografo con lui.

È il culmine di un anno di attesa, così come lo è stato il concerto. Tornare in hotel è pesante, dopo ore in piedi, con le cosce che fanno male, qualche formica ancora da qualche parte per il momento in cui mi son seduto a terra forse su un formicaio, la pioggia, tanto che pago qualcosa per poter fare il check-out un po' più tardi e riposarmi come si deve, dato che il giorno dopo ahimè si lavora.

Ma ne è valsa la pena.

Perché tutto questo lo si dimentica quando si è lì insieme ad altre 15.000 persone che adorano lo stesso artista, persone che stanno saltando attraversate da emozioni indescrivibili, persone che stanno urlando a squarciagola le stesse cose che stai urlando tu, che di solito urli in macchina o a casa mentre lo ascolti.

Ma lì, si è un tutt'uno, tutti insieme. Per due ore, non ero più un fan di Caparezza che lo ascoltava da solo, ero uno fra migliaia che stavano vivendo la stessa emozione.

Questo concerto è stato il finale di un anno di attese, di ansie e preoccupazioni, di emozioni. È stato un ricordo che mi accompagnerà a lungo.

E questo è qualcosa che non si può replicare.



sabato 4 gennaio 2020

La Ragazza del Bus

Era tarda sera, una fresca serata di inizio gennaio, e avevo appena finito di lavorare. Pronto a tornare a casa ero alla fermata del bus in attesa del mezzo locomotore che mi avrebbe riaccompagnato alla magione dove avrei potuto godermi il meritato riposo. Ma ahimè, e ahimè per le moltissime povere anime lì presenti con me, a 00:53, l'ora precisa a cui il bus sarebbe dovuto arrivare, la strada dinnanzi a noi restava vuota, silenziosa, desolata.
Per i primi minuti nessuno dice niente. Qualche testa si alza, qualcuno chiacchiera con amici e colleghi, qualcuno sbadiglia, qualcuno guarda l'ora. Ma i minuti passano, e del bus ancora nessuna traccia. Inevitabile, naturalmente, che salga la tensione, e con la tensione salgono i commenti, e come in molte situazioni simili l'empatia e lo spirito di squadra primordiale che si trova a fondo nel cuore dell'uomo cominciano ad avere il sopravvento. Così da un  commento sul ritardo nasce una risposta da parte di un'altra persona che non si è nemmeno mai vista, da una domanda sul dove sia il bus nasce un commento da un completo estraneo, piccoli individui diventano grandi gruppi che condividono lo stesso problema, seppur semplice come il ritardo di un bus.



E fra questi individui una ragazza che parla solo inglese, ma da quanto posso appurare capisce comunque il francese dato che non dà risposte senza senso. E si comincia a parlare, a chiacchierare, a raccontare di come una volta il bus era ancora più in ritardo, ma alla fine eccolo, arriva, è lì!
Come sempre la gente comincia a spintonare, a cercare di passare davanti, a tentare di salire per primi, e il bus da semplice autobus diventa un carro bestiame.  Ma il fato mi porta di fianco alla ragazza che parla inglese, questa misteriosa fanciulla dall'accento particolare, dall'accento indefinibile, quasi un russo, quasi un est europeo, o  chissà  in realtà quale altra nazionalità.
"Posso sedermi qui?" su un bus pieno è una domanda che non si dovrebbe nemmeno porre, ma  a una risposta come "Puoi sederti dovunque vuoi, anche sul tetto come Spiderman" è difficile trovare una reazione appropriata.

E una volta che il bus parte, visto che ormai siamo tutti sulla stessa barca, la barca di terra, e abbiamo iniziato questa avventura insieme, tiro fuori un lato socievole che non so dove fosse nascosto e continuo a chiacchierare.
Lavora a Disney, ma ha finito il suo contratto giusto oggi, e non ha il diritto di dire cosa facesse. Mistero! Interessante, ci sono solamente ipotesi che si possano fare a riguardo, ma da ammirare il suo rispetto per il contratto di lavoro.
Qual è la sua nazionalità? Chissà. Non è francese,  non è italiana, sarà forse aliena? Non  lo sapremo mai.
Non era il caso nemmeno di domandare il nome, quindi rimarrà questa anonima ragazza di una sera, questa ragazza del bus.
Alla fine comunque anche sul bus le chiacchiere non durano a lungo, e ben presto arriva il momento di scendere. Ormai non stavamo nemmeno più parlando, a una certa ora dopo una giornata di lavoro l'unica cosa che si vuol fare è mettersi delle cuffie nelle orecchie e isolarsi dal resto del mondo, naufragare in un oceano di note rilassanti, e questo è quel che ha fatto lei. Ma ciò non mi ha impedito di farle un cenno di saluto quando è stato il momento di scendere.
E ho ricevuto un saluto da parte sua, e poi, inaspettatamente, ha aggiunto anche un "Oh and by the way, happy new year!".

Non so come descrivere questa esperienza, non so descrivere come mi ha fatto sentire, perché per quanto sia praticamente nulla non mi ha lasciato indifferente. Cos'è questa sensazione che provo? Come si spiega questa specie di felice serenità che mi pervade? Perché una volta sceso dal bus sono tornato a casa con il sorriso sul volto? Un semplice augurio di buon anno da parte di una sconosciuta fa così piacere? Un bus in ritardo, un esperienza in genere negativa, si è trasformata alla fine in un episodio breve ed unico che, Dio solo ne sa la ragione, ho sentito il bisogno di condividere.

È tutto.

venerdì 2 marzo 2018

Tour de la tour


C'è chi ama prendersela comoda e non fare le cose di corsa, ma anche quelle persone hanno i loro limiti e diciamo che stare due mesi in Francia, a una quarantina di minuti dalla capitale, senza nemmeno mai visitarla è un po' oltre qui limiti.
Ma ormai ho rimediato, e allontanandomi per un momento dal capo con le grandi orecchie ho messo piede nella ville lumière, per la prima e non senz'altro ultima volta.
Certo, non è stata una giornata intera ma piuttosto una singola serata inizialmente, ma almeno ho avuto come dire il mio battesimo parigino, cominciando come era ovvio da quell'ammasso metallico che è praticamente il simbolo di tutta la Francia, la Torre (o Tour se volete fare i francesini chic) Eiffel!




E la prima volta è stata memorabile, o almeno la prima volta... ufficiosa, diciamo. Su consiglio di grandi esperti veterani della capitale, la prima volta la Torre Eiffel va vista scendendo da Trocadero. Ma ahimè, il viaggio in metro da una parte ha un po' rovinato il primo impatto, dall'altro ha offerto comunque un momento memorabile - nulla di grave o terribile, semplicemente un "WOAH" improvviso. 
Persi in chiacchiere, senza nemmeno pensare a dove fossimo di preciso, di improvviso si nota un riflesso sui finestrini della parte sinistra del vagone. Un riflesso di luci, enorme, con una forma famigliare... con un sussulto, ci si volta dalla parte opposta e oltre i finestrini, in fondo, in lontananza, si ha un primo scorcio del monumento, prima che la metro si tuffi nuovamente nel sottosuolo.
Ma no, no e no! Questa narrazione impersonale sta a sottolineare che quella non è stata affatto la prima volta, che non conta, che... pazienza!

È da Trocadèro che conta, lì da dove esci dalla metro e ti ritrovi chissà dove, con un palazzo sulla sinistra e nulla di interessante nei paraggi. Ma cammini un po', e un varco si apre sulla tua sinistra, e come per magia eccola apparire là in fondo, illuminata di migliaia di piccole luci, con un faro che scruta i cieli nella notte parigina. 
E ci siamo, a Parigi, di fronte alla Torre Eiffel, con una classica crèpe alla Nutella.

Prima volta, non ultima. A seguire in un giorno successivo Notre Dame, giardini, archi, e tante altre piccole grandi cose che sono solo uno scorcio di quel che Parigi può offrire. 

giovedì 15 febbraio 2018

Bonjour!

Fermi tutto, ma questo posto esiste ancora!
Ah, riguardare gli ultimi post relativi alla sfortunatissima esperienza Lionese fa ancora male, ricordare quei tempi pieni di speranza e di cani, tempi che si sono conclusi in maniera brusca, senza il tipico lieto fine. Tempi passati, comunque.
Insomma, ero lì solo per imparare un po' di francese, per poter finalmente continuare la mia carriera nel mondo Disney e alla fine a prescindere da come sia andata ce l'ho fatta tutto sommato! E non scrivendo da metà anno su questo blog probabilmente dovrei scrivere parecchio per aggiornare sulla situazione.
Certo, i miei fan già sanno che è successo, dove sono, cosa ho fatto, ma comunque il me del futuro ama sempre rileggere i vecchi post e rievocare i bei tempi andati, magari con una lacrimuccia o simili cliché.
Dunque come già anticipato, sono qui, sono a Disneyland Paris, e stavolta non c'è una data di scadenza! I colloqui di Roma di ottobre 2017 si sono provato un successo per svariati ragioni: ho conosciuto già un paio di futuri colleghi in dirittura di arrivo (ahimé, loro con contratti a tempo determinato ma chissà) e mi sono fatto un giretto per la capitale italiana.
L'attesa è durata poco, perché in meno di tre mesi o giù di lì non solo ho avuto risposta, ma sono pure direttamente partito: 8 gennaio 2018, questa è la data della grande avventura, questa è la data dell'inizio del futuro, questa è la data che scandisce tutto!




Qui, a Disneyland Paris, sono capitato nuovamente a fare il cameriere ma in un ambiente ben diverso - un ristorante a buffet, e nemmeno uno dentro al parco ma dentro ad uno degli hotel. Se mai capitaste al New York Hotel, venite a cenare al Parkside Diner, potrei essere nei dintorni.
Ormai è già passato più di un mese dal mio arrivo, e ancora sono in via di integrazione con tutto l'ambiente francese. Certo sul lavoro si sta bene, ma fuori da lì non ho ancora una vita sociale chissà quanto attiva. Ma c'è tempo, per tutto c'è tempo!
Dopotutto come ho detto, stavolta non sarà solo per un anno ma per ben di più. Oltretutto l'hotel verso fine anno chiuderà per un bel po' (lavori a tema Marvel in arrivo), quindi ho un ulteriore nuovo misterioso futuro da attendere!
Tutto un grande chissà.

mercoledì 26 luglio 2017

Spaghetti, pizza e mandolino

In un contorto gioco mentale, immaginate di essere uno straniero che immagina un italiano. Senza che vi si sviti il cervello probabilmente pensereste al classico stereotipo. Italiani e mafia, italiani che parlano gesticolando, italiani che mangiano solo pasta e pizza...
Ma ogni stereotipo ha una base di verità, e in fondo molti di noi – me compreso – ne mangiano di pasta. Molti di noi... ok, alcuni di noi... sono mangiatori piuttosto selettivi, e non possono farci niente se non sono fan delle verdure e delle insalate.
I francesi mangiano verdure, i francesi mangiano insalate ogni giorni, i francesi mangiano una cucina di cui non sono fan. Ma è la cucina che ho dovuto imparare a sopportare durante i primi giorni qui.
Sono arrivato il 19 giugno, mi pare, dopo un lungo/breve viaggio in pullman di quattro ore. Fra autostrade, tortuose strade montane che si affacciano su strapiombi con paesini in fondo (affasinante) e gallerie che sembrano non finire mai. Adattarsi allo stile di vita mangereccio francese non è stato facile, ma è una cosa durata solo due settimane e ho dovuto tenere duro. E bere molto.
Certo, mangiare non è stata l'unica attività dei primi giorni: sono venuto qui apposta per ambientarmi, per conoscere un po' la città! Sono state parecchie le gite fatte in giro per la città o un po' fuori porta (un lago qui vicino, niente di speciale, non sono un fan di quei posti) con o senza i cani al seguito (oh dovrò parlare in dettaglio pure di lui prima o poi!).
E Lione mi ha fatto una buona impressione direi: da quel che ho visto c'è il giusto compromesso fra il non essere un paesino completamente smorto (vedi mia minuscola cittadina natale) e una città caotica e spaventosa (vedi Milano). Sembra a posto.


E le persone? Oh non saprei! Dato che la famiglia di francesi sembra conoscere mezzo mondo, e nei primi giorni sono stato presentato a talmente tante persone diverse ciascuna particolare a suo modo: una sequela talmente rapida di talmente tanti personaggi che quasi pensavo di essere finito in un film di Tarantino. Ma in fin dei conti sono simpatici.
Ci sono i due francesi che mi danno casa (e cani?), una signora di quasi settant'anni e il suo partner che ne ha praticamente meno della metà! Una bella coppietta che si godrà il loro giro del mondo di un annetto circa. E poi ci sono figli, nipoti, la mamma novantacinquenne della suddetta signora, fidanzati e fidanzate, assistenti sociali. C'è pure un'italiana, la fidanzata del nipote della francese è una giovine fanciulla calabrese, qui da 10 anni. Ah però! Mi ha già informato che mi presenterà un sacco di italiani – suona quasi come una minaccia – ma ad oggi non ho ancora visto nessuno, e non me ne lamento.
Ma naturalmente non si mangia e si gira soltanto, perché pochi giorni il mio arrivo era tempo di lavorare! Avevo già il lavoro pronto, o almeno così pensavo.
Il tizio che aveva fatto questa scintillante promessa si è limitato a darmi il numero del presidente della camera di commercio italiana (!!!) che per i primi giorni mi ha mandato qui e là per Lione a parlare con vari padroni di ristoranti. Ma ad agosto sono quasi tutti chiusi e assumono a settembre, o sono già al completo, o cose varie... Ora siamo ben più vicini a settembre e non sembra un problema così grosso, quindi magari mi converrà aspettare e basta.
E nel frattempo cerco anche per conto mio, non si sa mai: manda Curriculum là, mandane un altro là, ed ecco che salta fuori un primo pseudo colloquio vero e proprio un po' finto (cosa, come, scusa? ).
Da buon italiano è in un autenticissimo ristorante pizzeria chiamato Pizza Pai. Cioè, in realtà sono ironico perché è quasi come uno Spizzico, cogliete il mio sarcasmo e fatene buon uso.
Il colloquio è stato.. strano. Dopo un po' di attesa, un tizio è arrivato e ha iniziato a leggere il mio CV annuendo. Annuire può essere qualcosa di positivo, ma mi dava l'impressione di annuire allo stesso modo in cui si annuisce quando si sta ascoltando una storia di cui ti interessa poco o nulla, un po' come state facendo voi adesso. Dunque l'intervistatore mi ha fatto una domanda, non ho capito e ho chiesto di ripetere. E invece di ripeterla ha deciso di chiamare il pizzaiolo italiano per fare da interprete. E sul momento non sapevo se prendere la cosa come un buon segno o meno. Poche domande, qualche spiegazione su chi cercano cosa offrono quando come perché e tutte le varie cose che sono uguali e diverse dappertutto.
E la promessa di sapere qualcosa entro giovedì sera, perché ci sono tanti altri candidati pronti a servirli.
Ma non ho dovuto attendere tanto!
Perché già oggi ho ricevuto la mail, che mi ha ricordato di scrivere questo post!
Perché era qualcosa di meritevole di essere scritto, e c'era tanto da dire in fondo!
Perché da oggi, da oggi pomeriggio, stasera, o da quando hanno inviato la lettera o ricevuta, io sarò... ancora alla ricerca di un lavoro.
Perché è andata male, eh già.

Un post con un finale anticlimatico. Ciao!   

venerdì 14 luglio 2017

Quello stalker dell'Uomo Ragno

Per qualche ragione Spiderman mi segue.
Qui a Lione, e indietro nel tempo a Orlando. Non so perché, ma è una coincidenza simpatica. Forse sarà meglio spiegare meglio.
Durante il volo per Orlando (ok era il volo per Miami, ma la destinazione finale era quella!) nell'aereo veniva trasmesso quell'aborto di film noto come The Amazing Spiderman 2. Le cuffie non funzionavano quindi non è che me lo sia goduto molto allora, ma ha segnato l'inizio dell'anno Orlandese in qualche modo.
Recentemente è uscito un nuovo film di Spiderman, Spiderman Homecoming... e sì, mi interessava andare a dargli un'occhiata. Quindi ho detto “Vaffanculo, me ne vado al cinema!”.
E dopo una camminata di una trentina di minuti, dato che così distante era l'unico cinema che lo trasmettesse in inglese (grazie internazionalità di Lione) e ad un orario decente.
Non sono proprio appena arrivato qui, ma mi piace pensare che in entrambi i casi l'arrampicamuri segni l'inizio delle mie disavventure, per Orlando e per Lione.
Quindi mi stalkera.



Disavventure, certo... E in 30 minuti di camminata non è successo molto all'andata, ma tornare indietro tardi per una strada lunga e sconosciuta è un altro discorso. Incontri strani si possono fare di notte nelle grandi città.
Esci dal cinema e, dopo un'iniziale confusione sulla direzione da percorrere perché eri entrato da un'altra parte, ti avviii...
Cioè, mi avvio. Non parlare in terza persona, ragazzo. E lo sto facendo ancora diamine...
Dunque, mi avvio ed ecco il primo incontro: dal cancello chiuso del parco compare un tizio che lo scavalca. Inquietante già da sé, ma per tutto il tragitto (era dietro di me, ansia) continuava a fare dei versi strani che nemmeno mi so descrivere. Brrr.
E poi passo accanto ad una panchina, ed il tizio seduto nasconde rapidamente qualcosa. Ora i casi sono due: o era un qualche tipo di spacciatore che ha nascosto la sua merce criminosa, o era un tizio normale che temeva gli potessi rubare qualcosa di prezioso. Ma tanto ci dimenticheremo presto uno dell'altro, quindi è inutile pensarci.
Piano piano ci si avvicina a casa, e passo davanti a un ristorante chiuso... con una ragazza seduta fuori a leggere qualcosa su un taccuino. Probabilmente viaggiatrice o senzatetto, dato che mi sembra avesse anche uno zaino enorme. Questa non me la spiego comunque.
Ultimo incontro è non con una persona, ma con un mucchio di vetri rotti nel bel mezzo di un parcheggio. Qualcuno non ritroverà la sua macchina, o qualcuno ha perso le chiavi.
Ah naturalmente buona parte del tragitto era avvolta da quel tipico odore di aula universitaria. Odore di canne, insomma.
E poi arrivo a casa, sano e salvo e fiero di essere scampato ad un destino peggiore.
Perché il vero motivo per cui sono andato al cinema è un altro.
Quella sera c'era un ballo, una festa dei pompieri o qualcosa del genere, e io e i balli (o le feste in generale) non andiamo d'accordo. Dovevo evitare che qualcuno mi ci trascinasse.
Dovevo nascondermi.
E Spiderman mi ha salvato.
Grazie Peter Parker.


martedì 11 luglio 2017

Capitolo due

Da tanto tempo non scrivevo qui, ma da tanto tempo non avevo nulla da scrivere. Succedeva poco o nulla, e quel poco che succedeva non era particolarmente degno di nota.
Tuttavia, ora all'improvviso si è aperto un nuovo capitolo nella mia vita, un capitolo diverso dal precedente, che potrebbe portarmi verso tante strade differenti, ma come sempre in questi casi l'importante è il viaggio e non la destinazione.
Quindi... è inutile pompare tanto la cosa, dato che le due persone e mezzo che leggono questo blog già lo sanno, e le anime che vagano per il web e capitano qui nel caso se ne fregano, andrò al dunque subito.
Sono in Francia.
Ok, non importa a chi importi in fondo, questo blog è una cosa per pochi privati e per il me del futuro, che un giorno si rileggerà tutto con un sorriso nostalgico. Ciao, me del futuro, ciao Andrea che stai leggendo queste righe, ciao! Fottiti.
Chissà che effetto mi farà insultarmi da solo. Oh beh, lo scoprirò.
Per ora rimaniamo concentrati qui... rimaniamo concentrati su Lione.


Sì, ma perché sono qui? Ho approfittato di un'occasione, un'occasione che può aiutarmi con il mio obiettivo a lungo termine. Dopo l'anno trascorso ad Orlando il mio obiettivo è Disneyland Paris, che fra le altre cose offre anche CDI, vale a dire contratti a tempo indeterminato, e sarebbe una cosa spettacolare per me. Non per tutti, ma per me sì. Non è il miglior lavoro al mondo, ma so che è quello che voglio fare, so che è il posto a cui appartengo. Quindi quello è il mio obiettivo, a cui mi si frappone fra gli altri un piccolo ostacolo: la lingua.
Non so particolarmente bene il francese, quindi ho trascorso gli ultimi mesi a tentare di impratichirmi con Duolingo. Ho tentato un primo colloquio tempo fa, risevato in realtà ai personaggi, dove il francese non era necessario ma bastava l'inglese, e non andò bene. Senza alcuna base di danza era dura, ahimé! Magari ne parlerò più nel dettaglio in seguito, questa è più un'introduzione alla Francia.
Ok, allora abbiamo capito che sono qui per imparare un po' la lingua! Ma... com'è possibile? Ho mollato tutto e sono andato all'avventura? Beh.. no.
Nel ridente paesino montano dimenticato da Dio e da ogni altra divinità, di tanto in tanto compare una tipa francese che è probabilmente piena di soldi, dato che ha deciso, ullallà, di andare a fare per un anno il giro del mondo. Problema: ha due adorabili cagnolini!

Dato che nessun altro poteva prendersene cura, e che io non avevo nulla da fare, ne ho approfittato ed ora eccomi qui in Francia!
Dopo due settimane passate ad esplorare Lione e a sforzarmi di mangiare i loro cibi schifosi (verdure! Insalate! Orrori indescrivibili...) ora sono partiti ed eccomi qui!
Ora, siccome ho già parlato troppo in questo post mi lascerò un appunto e mi ricorderò di parlare, nei prossimi post, di:
  • Il colloquio/audizione per i personaggi, o almeno quanto riesco a ricordarmi di esso
  • Le prime settimane a Lione, dal mio arrivo alla loro partenza
  • I cani! Sono il punto fondamentale, è bene che il futuro me e tutti imparino a conoscere bene quelli che potrebbero essere i protagonisti di mooolti post a venire.

Sì... Direi che posso finalmente ridare nuova linfa vitale a questo blog!

Direi di concludere con il solito disneyano Have a magical day!




Oh sì, ho cambiato titolo al blog. Non mi piaceva più quello vecchio, troppo impersonale. Ora sì che la gente saprà chi sta parlando!