In un contorto gioco mentale,
immaginate di essere uno straniero che immagina un italiano. Senza
che vi si sviti il cervello probabilmente pensereste al classico
stereotipo. Italiani e mafia, italiani che parlano gesticolando,
italiani che mangiano solo pasta e pizza...
Ma ogni stereotipo ha una base di
verità, e in fondo molti di noi – me compreso – ne mangiano di
pasta. Molti di noi... ok, alcuni di noi... sono mangiatori piuttosto
selettivi, e non possono farci niente se non sono fan delle verdure e
delle insalate.
I francesi mangiano verdure, i francesi
mangiano insalate ogni giorni, i francesi mangiano una cucina di cui
non sono fan. Ma è la cucina che ho dovuto imparare a sopportare
durante i primi giorni qui.
Sono arrivato il 19 giugno, mi pare,
dopo un lungo/breve viaggio in pullman di quattro ore. Fra
autostrade, tortuose strade montane che si affacciano su strapiombi
con paesini in fondo (affasinante) e gallerie che sembrano non finire
mai. Adattarsi allo stile di vita mangereccio francese non è stato
facile, ma è una cosa durata solo due settimane e ho dovuto tenere
duro. E bere molto.
Certo, mangiare non è stata l'unica
attività dei primi giorni: sono venuto qui apposta per ambientarmi,
per conoscere un po' la città! Sono state parecchie le gite fatte in
giro per la città o un po' fuori porta (un lago qui vicino, niente
di speciale, non sono un fan di quei posti) con o senza i cani al
seguito (oh dovrò parlare in dettaglio pure di lui prima o poi!).
E Lione mi ha fatto una buona
impressione direi: da quel che ho visto c'è il giusto compromesso
fra il non essere un paesino completamente smorto (vedi mia minuscola
cittadina natale) e una città caotica e spaventosa (vedi Milano).
Sembra a posto.
E le persone? Oh non saprei! Dato che
la famiglia di francesi sembra conoscere mezzo mondo, e nei primi
giorni sono stato presentato a talmente tante persone diverse
ciascuna particolare a suo modo: una sequela talmente rapida di
talmente tanti personaggi che quasi pensavo di essere finito in un
film di Tarantino. Ma in fin dei conti sono simpatici.
Ci sono i due francesi che mi danno
casa (e cani?), una signora di quasi settant'anni e il suo partner
che ne ha praticamente meno della metà! Una bella coppietta che si
godrà il loro giro del mondo di un annetto circa. E poi ci sono
figli, nipoti, la mamma novantacinquenne della suddetta signora,
fidanzati e fidanzate, assistenti sociali. C'è pure un'italiana, la
fidanzata del nipote della francese è una giovine fanciulla
calabrese, qui da 10 anni. Ah però! Mi ha già informato che mi
presenterà un sacco di italiani – suona quasi come una minaccia –
ma ad oggi non ho ancora visto nessuno, e non me ne lamento.
Ma naturalmente non si mangia e si gira
soltanto, perché pochi giorni il mio arrivo era tempo di lavorare!
Avevo già il lavoro pronto, o almeno così pensavo.
Il tizio che aveva fatto questa
scintillante promessa si è limitato a darmi il numero del presidente
della camera di commercio italiana (!!!) che per i primi giorni mi ha
mandato qui e là per Lione a parlare con vari padroni di ristoranti.
Ma ad agosto sono quasi tutti chiusi e assumono a settembre, o sono
già al completo, o cose varie... Ora siamo ben più vicini a
settembre e non sembra un problema così grosso, quindi magari mi
converrà aspettare e basta.
E nel frattempo cerco anche per conto
mio, non si sa mai: manda Curriculum là, mandane un altro là, ed
ecco che salta fuori un primo pseudo colloquio vero e proprio un po'
finto (cosa, come, scusa? ).
Da buon italiano è in un
autenticissimo ristorante pizzeria chiamato Pizza Pai. Cioè, in
realtà sono ironico perché è quasi come uno Spizzico, cogliete il
mio sarcasmo e fatene buon uso.
Il colloquio è stato.. strano. Dopo un
po' di attesa, un tizio è arrivato e ha iniziato a leggere il mio CV
annuendo. Annuire può essere qualcosa di positivo, ma mi dava
l'impressione di annuire allo stesso modo in cui si annuisce quando
si sta ascoltando una storia di cui ti interessa poco o nulla, un po'
come state facendo voi adesso. Dunque l'intervistatore mi ha fatto
una domanda, non ho capito e ho chiesto di ripetere. E invece di
ripeterla ha deciso di chiamare il pizzaiolo italiano per fare da
interprete. E sul momento non sapevo se prendere la cosa come un buon
segno o meno. Poche domande, qualche spiegazione su chi cercano cosa
offrono quando come perché e tutte le varie cose che sono uguali e
diverse dappertutto.
E la promessa di sapere qualcosa entro
giovedì sera, perché ci sono tanti altri candidati pronti a
servirli.
Ma non ho dovuto attendere tanto!
Perché già oggi ho ricevuto la mail,
che mi ha ricordato di scrivere questo post!
Perché era qualcosa di meritevole di
essere scritto, e c'era tanto da dire in fondo!
Perché da oggi, da oggi pomeriggio,
stasera, o da quando hanno inviato la lettera o ricevuta, io sarò...
ancora alla ricerca di un lavoro.
Perché è andata male, eh già.
Un post con un finale anticlimatico.
Ciao!







Possono dire quello che vogliono: cucina francese, chef francesi e blabla..ma come la cucina italiana non ce n'è!
RispondiEliminaChe triste post. Direttore! Aggiornaci su nuove opportunità lavorative ma soprattutto..presentaci ufficialmente coloro che sono il vero motivo per cui ti trovi in quella città: i cagnolottini!