mercoledì 26 luglio 2017

Spaghetti, pizza e mandolino

In un contorto gioco mentale, immaginate di essere uno straniero che immagina un italiano. Senza che vi si sviti il cervello probabilmente pensereste al classico stereotipo. Italiani e mafia, italiani che parlano gesticolando, italiani che mangiano solo pasta e pizza...
Ma ogni stereotipo ha una base di verità, e in fondo molti di noi – me compreso – ne mangiano di pasta. Molti di noi... ok, alcuni di noi... sono mangiatori piuttosto selettivi, e non possono farci niente se non sono fan delle verdure e delle insalate.
I francesi mangiano verdure, i francesi mangiano insalate ogni giorni, i francesi mangiano una cucina di cui non sono fan. Ma è la cucina che ho dovuto imparare a sopportare durante i primi giorni qui.
Sono arrivato il 19 giugno, mi pare, dopo un lungo/breve viaggio in pullman di quattro ore. Fra autostrade, tortuose strade montane che si affacciano su strapiombi con paesini in fondo (affasinante) e gallerie che sembrano non finire mai. Adattarsi allo stile di vita mangereccio francese non è stato facile, ma è una cosa durata solo due settimane e ho dovuto tenere duro. E bere molto.
Certo, mangiare non è stata l'unica attività dei primi giorni: sono venuto qui apposta per ambientarmi, per conoscere un po' la città! Sono state parecchie le gite fatte in giro per la città o un po' fuori porta (un lago qui vicino, niente di speciale, non sono un fan di quei posti) con o senza i cani al seguito (oh dovrò parlare in dettaglio pure di lui prima o poi!).
E Lione mi ha fatto una buona impressione direi: da quel che ho visto c'è il giusto compromesso fra il non essere un paesino completamente smorto (vedi mia minuscola cittadina natale) e una città caotica e spaventosa (vedi Milano). Sembra a posto.


E le persone? Oh non saprei! Dato che la famiglia di francesi sembra conoscere mezzo mondo, e nei primi giorni sono stato presentato a talmente tante persone diverse ciascuna particolare a suo modo: una sequela talmente rapida di talmente tanti personaggi che quasi pensavo di essere finito in un film di Tarantino. Ma in fin dei conti sono simpatici.
Ci sono i due francesi che mi danno casa (e cani?), una signora di quasi settant'anni e il suo partner che ne ha praticamente meno della metà! Una bella coppietta che si godrà il loro giro del mondo di un annetto circa. E poi ci sono figli, nipoti, la mamma novantacinquenne della suddetta signora, fidanzati e fidanzate, assistenti sociali. C'è pure un'italiana, la fidanzata del nipote della francese è una giovine fanciulla calabrese, qui da 10 anni. Ah però! Mi ha già informato che mi presenterà un sacco di italiani – suona quasi come una minaccia – ma ad oggi non ho ancora visto nessuno, e non me ne lamento.
Ma naturalmente non si mangia e si gira soltanto, perché pochi giorni il mio arrivo era tempo di lavorare! Avevo già il lavoro pronto, o almeno così pensavo.
Il tizio che aveva fatto questa scintillante promessa si è limitato a darmi il numero del presidente della camera di commercio italiana (!!!) che per i primi giorni mi ha mandato qui e là per Lione a parlare con vari padroni di ristoranti. Ma ad agosto sono quasi tutti chiusi e assumono a settembre, o sono già al completo, o cose varie... Ora siamo ben più vicini a settembre e non sembra un problema così grosso, quindi magari mi converrà aspettare e basta.
E nel frattempo cerco anche per conto mio, non si sa mai: manda Curriculum là, mandane un altro là, ed ecco che salta fuori un primo pseudo colloquio vero e proprio un po' finto (cosa, come, scusa? ).
Da buon italiano è in un autenticissimo ristorante pizzeria chiamato Pizza Pai. Cioè, in realtà sono ironico perché è quasi come uno Spizzico, cogliete il mio sarcasmo e fatene buon uso.
Il colloquio è stato.. strano. Dopo un po' di attesa, un tizio è arrivato e ha iniziato a leggere il mio CV annuendo. Annuire può essere qualcosa di positivo, ma mi dava l'impressione di annuire allo stesso modo in cui si annuisce quando si sta ascoltando una storia di cui ti interessa poco o nulla, un po' come state facendo voi adesso. Dunque l'intervistatore mi ha fatto una domanda, non ho capito e ho chiesto di ripetere. E invece di ripeterla ha deciso di chiamare il pizzaiolo italiano per fare da interprete. E sul momento non sapevo se prendere la cosa come un buon segno o meno. Poche domande, qualche spiegazione su chi cercano cosa offrono quando come perché e tutte le varie cose che sono uguali e diverse dappertutto.
E la promessa di sapere qualcosa entro giovedì sera, perché ci sono tanti altri candidati pronti a servirli.
Ma non ho dovuto attendere tanto!
Perché già oggi ho ricevuto la mail, che mi ha ricordato di scrivere questo post!
Perché era qualcosa di meritevole di essere scritto, e c'era tanto da dire in fondo!
Perché da oggi, da oggi pomeriggio, stasera, o da quando hanno inviato la lettera o ricevuta, io sarò... ancora alla ricerca di un lavoro.
Perché è andata male, eh già.

Un post con un finale anticlimatico. Ciao!   

1 commenti:

  1. Possono dire quello che vogliono: cucina francese, chef francesi e blabla..ma come la cucina italiana non ce n'è!

    Che triste post. Direttore! Aggiornaci su nuove opportunità lavorative ma soprattutto..presentaci ufficialmente coloro che sono il vero motivo per cui ti trovi in quella città: i cagnolottini!

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