C'era una volta: Orlando

Durò appena un anno, ma fu l'inizio di tutto.

Ed ora: Disneyland Paris!

Proiettato verso il futuro, indeterminatamente!

domenica 21 dicembre 2014

Tentacoli

Il lavoro è duro e ho la febbre. Forse è per questa ragione che stanotte ho ripreso a fare sogni strani.
Una fanciulla aveva dimenticato qualcosa nel ristorante, forse la giacca, ed è quindi tornata indietro a cercarla. Per qualche ragione era finita nei sotterranei del ristorante (nei.. cosa?) e per questo io, un manager e un gruppetto di altri cast member siamo scesi a cercarla tramite un ascensore segreto.
Qui abbiamo dovuto attraversare un corridoio da casa degli orrori, con zombie e creature assortite che sbucavano dalle porte laterali. E non è ancora nulla in confronto a cosa è arrivato dopo.
Al, il magazziniere del ristorante, ci attendeva armato, in mezzo a mille scatoloni. Inizia così il feroce combattimento contro di lui: ci spara, ci lancia scatoloni.. e da uno di questi escono delle strane lucciole. Lui sembra conoscerle, sorride malignamente. Se le versa addosso ed ecco l'orribile mutazione: dal suo gonfio stomaco esce una massa tentacolare e il combattimento si fa più duro di prima!
Ad un certo punto anche un'altra delle fanciulle che è con noi subisce la stessa mutazione...
Fine.

Non sapremo mai com'è andata a finire, né perché io continui a fare sogni del genere. Anche ad Orlando il delirio notturno continua.


mercoledì 17 dicembre 2014

Musica dal profondo

Ho la tendenza a dire sempre di voler aver sempre fatto qualcosa, senza mai concretizzare suddetta volontà.
Questo può applicarsi a grandi cose come viaggi assortiti o a singole cose come vedere determinati film o leggere certi libri. Per esempio, il Fantasma dell'Opera mi aveva sempre ispirato.
Una fanciulla che fa parte dei miei colleghi (una delle poche nella categoria "Persone dotate di cervello") è una grandissima fan della suddetta opera - c'è un fandom a riguardo, fra di loro si chiamano i Phan e la cosa ha perfettamente senso. In circostanze del genere non potevo non vederlo.
E così un pomeriggio di solitudine a casa mi sono visto, in streaming, le riprese ufficiali della rappresentazioni tenutasi per il venticinquesimo anniversario del musical.
E da lì nacque il mio amore per esso.
Tanto che all'Halloween Party di cui ho parlato mi vestii da Fantasma dell'Opera, e tanto che pochi giorni fa - come da lei proposto - siamo andati a Orlando a vederlo dal vivo.
E ne è valsa la pena.



Ora, lei è più esperta di me e mi ha narrato di come la versione londinese sia la stessa da anni, stantia ed invecchiata, e necessita assolutamente di un rinnovamento.
La versione che abbiam visto noi era tanta roba. Scenograficamente, sia in termini di costumi che di set (molti cambi di scena, molta roba che ruotava e tante altre cose belline a cui le parole non potrebbero rendere giustizia), sia musicalmente (l'orchestra era brava), sia a livello di cantanti.. quasi. Erano tutti bravi, eccezion fatta per il Phantom.
Eh sì.
Non cantava malissimo, ma a livello recitativo proprio non si poteva sentire. Il poveraccio non è un esperto, è semplicemente un tizio uscito da un talent, The Voice per la precisione, che si è trovato a doversi confrontare con un'entità più grande di lui, il musical alla Broadway. Nota simpatica: quando il Phantom scende le scale per portare Christine nella sua umile dimora, il povero attore sembrava pensare "Ora mi ammazzo, ora mi ammazzo" ad ogni passo. E come dargli torto? Era buio, gli scalini non erano fissati (un effetto usato successivamente dimostra che potevano anche rientrare nel muro) ma diciamo che l'effetto è stato un po' ridicol-buffo.
Ma tutto sommato ne è valsa la pena, entrambi ne siamo stati più che soddisfatti ed è stata un'occasione per vestirsi un po' eleganti, di tanto in tanto.
Anche se all'inizio non ci avevamo pensato, ritenevamo che anche un abbigliamento casual sarebbe stato appropriato. Arrivati lì, vista la gente che ci circondava, ci siamo resi conto che l'eleganza è stata la scelta giusta.
Dopo una mezz'oretta di taxi, pagato caro anche per via del traffico, arriviamo tutti allegri alla biglietteria con il nostro foglio della prenotazione.
"Do you have a photo ID?".
PANICO.
Ok, il passaporto non ce l'ho dietro, dovrei avere una carta di identità o una patente da qualche parte imboscate nel portafoglio. Dovrei? O sono a casa?
Meno male che c'è lei che ha un simpatico documenoto pronto, e la serata è salva.
Tutto è filato liscio, nel primo tempo di meno. Avete presente quando al cinema o a teatro la vostra visione è occultata da una grossa testa, appartenente al tizio più alto del teatro, e che presenta una magnifica pelata con qualche capello a circondare la piazza centrale? Ecco.
Per fortuna durante il secondo tempo i due tizi di fianco a noi se ne sono andati, così sono saltato sul sedile ora vuoto e ho potuto godermi lo spettacolo come si deve, senza dondolare a destra o a sinistra in base alla posizione degli attori.
The Phantom of the Opera is there, inside my mind!



domenica 30 novembre 2014

Fuck the Kiosk

Il chiosco è finito.
Grazie all'arrivo di nuove provvidenziali vittime (delle quali una si è già auto-terminata per la disperazione, ma le persone che ci sono bastano e avanzano) sono finalmente al lavoro dentro al ristorante.
SONO BUSSER.


Che devo fare?
Dunque, il ristorante è diviso in molteplici stazioni. Ognuna ha un tot di tavoli più o meno grandi. Ogni busser ha una o due stazioni da gestire: i compiti sono principalmente apparecchiare, sparecchiare e pulire i tavoli; riempire i bicchieri vuoti nel caso i clienti prendano la sempre benedetta tap water gratuita; portare pane e olio appena si siede. Eventualmente compito dei busser è anche controllare che l'armadietto con bicchieri, piattini, posate e tutto sia sempre pieno di roba, così come le brocche d'acqua siano sempre piene.
Ogni tanto può capitare un turno diverso: c'è lo stocker, poveraccio, che per nove ore al dì asciuga posate. E basta. E poi c'è il pane: principalmente taglia il pane e mette le olive e l'olio nei piattini, fa thé e caffè, dà una pulita nei dintorni...
Insomma, le cose da fare non mancano. È pesante, certo, ma il tempo vola rispetto al chiosco.
Anche considerato che in tre giorni con le mance dei camerieri (loro prendono tutto, poi dividono) ho preso quanto una settimana la chiosco.

Che bella cosa.

martedì 18 novembre 2014

Natale fuori stagione

La vita da Cast Member può essere dura, a volte, ma ci sono anche vantaggi. Come lo sconto per il Mickey's Very Merry Christmas Party.


Sì, a novembre è indubbiamente un po' fuori stagione ma bisognava approfittarne!
Come si potrebbe, infatti, rinunciare a vedere una maggggica nevicata sopra Main Street, fitta fitta? Certo, vedere cadere fiocchi bianchi mentre tutto intorno la gente è in maniche corte fa un effetto strano, ma è bello comunque.
Poco più in là, sotto il castello, due simpatici spettacoli si alternano. Il primo vede protagonisti Topolino, Paperino, Pippo e soci più classici dilettarsi in una rapida suite dello Schiaccianoci, insieme a renne, soldatini e altri svariati esseri assortiti.
A seguire, il breve spettacolo di Frozen per cui ovviamente la gente impazzisce. Ci sono Olaf, c'è Anna, c'è Kristoff, c'è Elsa che fa ghiacciare il castello. Carino, in fondo. L'effetto sul castello è bello.
Dopodiché, la lunghissima parata natalizia. Lunga lunga lunga, anche se i primi tre o quattro carri sono tutti su Frozen. Un carro va bene, ma tre carri è troppo eccessivo, suvvia. Sìsì, sono criticone.
Il resto della parata è stato tanto bello, potenzialmente anche più rispetto a quella di Halloween.
Fra principesse e personaggi vari in salsa natalizia, il vero top è stato il piccolo esercito di soldatini schiaccianoci che suonavano sul serio i propri strumenti (che essi fossero trombe, tamburi o quant'altro). In chiusura, il buon vecchio Babbo Natale che tutto vede e tutto sa.
Per quanto riguarda i fuochi, anche quelli natalizi sono efficaci e wowosi, ma quelli di Halloween ai tempi ebbero un impatto decisamente maggiore.
Ed infine, i personaggi in giro per il parco. Meno che ad Halloween, ed ovviamente nessun cattivo, sigh sigh.
Oltre all'ovvio Babbo Natale, nelle sue vesti c'era anche Jack Skeletron ma la fila abnorme ha fatto sì che ci dovessimo accontentare solo della sua foto in versione classica. Perlomeno abbiamo Pippo vestito da Babbo Natale.
Ma soprattutto abbiamo egli, il vero simbolo del Natale, colui che in giro per i parchi non si vede mai né mai si vedrà. Paperon de' Paperoni.
Il buon vecchio Scrooge è stato la conferma che anche per questo party ne è valsa ampiamene la pena.
Merry Christmas!

p.s. Certo, ne valeva la pena anche per i biscotti e la cioccolata calda che davano gratuitamente in giro per il parco. Ma Zio Paperone è Zio Paperone.


domenica 2 novembre 2014

Un po' di aneddoti random

Il primo giorno off della settimana appena iniziata non è stato trascorso in un parco.
Ebbene sì, per una volta ho fatto qualcosa di diverso. C'era altra gente simpatica off, sono stato invitato, quindi perché no?
Ma era un centro commerciale.
Ero con cinque donne.
E io non sono un tipo da shopping.
Ciononostante, è stata una giornata discreta. Peccato aver perso il pullman di ritorno e aver dovuto chiamare un taxi.
Questo taxi, peraltro, è leggendario in zona: Kojak, il taxi con il karaoke. Come ho fatto a passare due mesi senza prenderlo mai non lo so.
Comunque, il Millennia Mall in cui siamo stati è grande e pieno di roba che non mi interessa, ma la Cheesecake Factory è una buona cosa. Non amo il formaggio, non amo i Cheesecake, ma quella che ho preso io aveva più cioccolato che qualsiasi altra cosa.


Mentre ieri, dopo il lavoro, io e un'altra persona siamo andati di nuovo al Magic Kingdom.
Ad un certo punto della serata, poco dopo i fuochi, notiamo del fumo in lontananza. Non ci facciamo particolarmente caso, ci domandiamo giusto un secondo cosa sia e poi torniamo ai nostri affari.
Tornati a casa scopriamo che era un incendio. Qualche scarica dei fuochi ha mandato a fuoco il coaster dei Sette Nani. Nessun ferito, nessun danno, però caspita.
Ora voglio delle magliette con la foto dell'incendio e la scritta IO C'ERO.

Devo stare attento a non lamentarmi troppo a casa. Un ragazzo che lavora in pizzeria si è lamentato con sua zia del trattamento riservatogli. La signora, essendo americana, ha preso molto a cuore la cosa: ha mandato una lettera incazzatissima alla Disney, e in qualche modo la cosa è arrivata ai manager che hanno fatto un bel cazziatone a tutti.
L'epilogo di questa storia, dopo qualche passaggio che non è chiaro a nessuno, è che il ragazzo in questione si è auto-terminato. 

Sempre con aneddoti legati al Magic Kingdom, come non citare quello che ha originato uno dei tormentoni più utilizzati da me e la persona sopra citata?
Uno dei primi giorni al parco abbiamo assistito all'attrazione-spettacolo dedicata a Monsters & Co. Ad un certo punto, uno dei mostri chiede al pubblico il proprio paese di provenienza.
Si sa, in genere questi momenti causano imbarazzo e risposte a bassa voce. Un mormorio incontrollato in cui non si capisce niente, insomma. Anche in quel caso fu così.
Ma loro no.
Loro furono migliori.
Loro furono esemplari.
Urlarono AUSTRALIAAAAH con un tale entusiasmo che per un momento diventammo tutti australiani.

E da allora, un po' di Austalia vive dentro di noi.

  

martedì 28 ottobre 2014

La Disney, gli Universal e tutto quanto

Settimane di oculato risparmio con un obiettivo preciso: il pass annuale degli Universal Studios.
Dopotutto, perché no? E ne è valsa la pena.
Gli Universal sono tutto un altro mondo rispetto alla Disney: a livello di ambientazioni e tematizzazione la Disney vince. Le strade degli Universal sono abbastanza anonime e prive di particolari guizzi creativi. Ma se confrontiamo le singole attrazioni, gli Universal offrono poca roba rispetto a Disney ma di qualità notevole.
Ci sono due parchi: Universal Studios ed Island of Adventure. Inaspettatamente, la giornata (era domenica) è stata parecchio tranquilla, tanto che son riuscito a girarmi con calma entrambi i parchi.
Girando a caso, ho iniziato dall'attrazione sui Transformers. Ora, io non so un fan dei robottoni macchinoni, ma l'attrazione è spettacolare. Si sale su dei veicoli che sostanzialmente rappresentano un Transformers in formato macchina e si inizia il viaggio, fra schermi, proiezioni ed effetti speciali. Dà veramente l'impressione di essere in mezzo all'azione, e descriverlo a parole è impossibile.
Più tradizionale è l'attrazione sulla Mummia: dopo una prima parte ricca di effetti speciali di livello, c'è un breve coaster totalmente al buio. Un'altra breve parte di effetti speciali, di nuovo coaster, e si scende. Purtroppo è veramente brevissimo, ma è tutto spettacolare. Fra fuoco, luci, animatronics e quant'altro.. merita, merita.
Meno carino, ma comunque meritevole, è lo spettacolo-cinema 3d di Terminator. Ha effetti speciali carini, ma per il 70% è solo un normale filmato.
Come normale filmato e normale simulatore è la ride dei Simpsons – e “normale” non vuole sminuirla, perché al di là del suo essere un'attrazione tradizionale è comunque di livello eccelso.
Più deludente è una delle attrazioni di Harry Potter, Escape from Gringotts. Simile a quella di Transformers, ma ambientata nell'omonima banca, sui carrellini usati dai folletti per spostarsi fra le varie camere blindate. Purtroppo l'enfasi è spostata troppo sulle proiezioni, senza che ci siano particolari altri effetti speciali a risollevarla. Ma è comunque carina.

Restando in tema Potter, ho preso l'Hogwarts Express.
Non soltanto è un'attrazione vera e propria, ma funge anche da mezzo di trasporto fra un parco e l'altro. Siccome passa nel backstage, i finestrini non esistono. Al loro posto, ci sono degli schermi che li simulano mostrando paesaggi e ambientazioni del film. Così da Londra si passa per Villa Malfoy, la Foresta Proibita e infine si arriva a Hogwarts, il tutto con camei ed apparizioni di personaggi assortiti.
Giunto ad Island of Adventure, scopro che la ride di Harry Potter non funziona. Così mi giro il resto del parco in attesa di aggiornamenti.
Fra le attrazioni di punta, c'è Spiderman. Il concetto è lo stesso di Transformers: veicoli che si muovono fra schermi, proiezioni ed effetti speciali di vario genere. Come sopra, l'impressione è di essere in mezzo all'azione. Attrazioni uniche nel loro genere che a parole non si possono descrivere facilmente.
Più tradizionale è Jurassic Park River Adventure, un percorso su barconi in mezzo a dinosauri vari con discesa finale. Poco prima della discesa la barca si è fermata perché un genio aveva la sua GoPro su paletto pronto a filmare tutto, ed eventualmente a farsela sfuggire di mano prendendo in testa qualcuno. Dopo la cazziata del cast member, siamo precipitati.
Ed infine, la ride di Harry Potter.
The Forbidden Journey.
Finalmente funzionante, ho sperimentato la prima parte dell'attrazione: la fila. Un'attrazione essa stessa, dato che si svolge in svariate stanze che abbiamo imparato a conoscere. Dopo la prima parte nella serra, si entra nel castello, si passa dall'ufficio di Silente. Egli appare come proiezione, invitandoci ad assistere ad una lezione di 3 ore di Storia della Magia in compagnia del professor Ruf. Si entra poi nella stanza di Difesa contro le Arti Oscure, dove un ben noto trio ci salva dalla noia permettendoci, grazie a un incantesimo di Hermione, di fare un tour del castello.
E, dopo le informazioni di sicurezza in rima ad opera del Cappello Parlante, si sale s delle panchine da quattro posti che si muovono lateralmente.
Hermione ci lancia una manciata di Polvere Volante ed ecco che ci alziamo letteralmente in volo, in mezzo al castello. Come Transformers e Spiderman anche qui ci sono proiezioni ed effetti vari ad accompagnare il tutto, con in più l'illusione di stare letteralmente volando grazie ai movimenti particolari dell'attrazione. Ci si alza, ci si abbassa, si piega...
E si incontrano ragni giganti e Aragog, un drago di Hagrid, Dissennatori, il Platano Picchiatore, si entra pure nella Camera dei Segreti dove si trova il simpatico scheletro di basilisco.
E questo è quanto.
Scusate se vi ho fatto rosicare troppo.


sabato 11 ottobre 2014

The Phantom in the Park


Riuscirci è stato un parto.
Abbiamo pure dovuto cambiare il giorno della prenotazione.
Ma alla fine, il Mickey's Not So Scary Halloween Party ha allietato il nostro venerdì sera.
In cosa consiste?
Sostanzialmente, verso le 7 il parco chiude i battenti per gli ospiti normali e rimane aperto solo per chi ha pagato il biglietto aggiuntivo per la festa (i tizi in questione sono riconoscibili per il braccialetto che viene dato all'entrata).
Il parco si colora di luci ed effetti nuovi, tutto assume un'atmosfera halloweenesca molto leggera ma alquanto godibile e suggestiva. E ci sono vari eventi interessanti in tutto il parco, così come cattivi assortiti.
Un evento per esempio è il Club Villain, una sorta di mini discoteca con dj incluso in cui vari cattivi ballano in mezzo agli ospiti. Le Treamine, Ratcliffe, Crudelia e il Gatto (quello di Pinocchio) erano lì. Per qualche ragione Genoveffa mi ha pure trascinato da Lady Tremaine dicendole qualcosa che sinceramente non ho capito.
Probabilmente, come molti altri personaggi (ed ospiti!) ha apprezzato il mio simpatico costume da Fantasma dell'Opera. Che qui è popolarissimo, ma non ho visto nessun altro vestito così. Jack Skeletron (eh sì, c'era pure lui con la sua donna) in particolare è impazzito per la mia idea: ha iniziato a elogiare il musical, citando i trucchi usati dal personaggio e affermando che dovrebbe usarli lui stesso. Altra perla è stato il Cast Member che al vedermi arrivare si è messo a “cantare” il tema del Fantasma.
Un altro evento è il Mix and Mingle, un piccolo spettacolo ai piedi del castello di 10 minuti. La prima metà è dedicata a Facilier che si fa tutta la sua canzone, circondato da vari effetti quali fuochi e proiezioni. A metà escono anche Frollo, Jafar, Malefica, Grimilde, Crudelia, Uncino la Regina di Cuori e si mettono a danzare. Frollo è un ballerino nato.
A seguire, Hallowishes. I fuochi d'artificio del party.
WOW.
Sono tipo i fuochi migliori che abbia mai visto. Oltre ad una colonna sonora di livello (le canzoni dei cattivi sono sempre di livello), ha anche degli effetti pirotecnici impressionanti. Ad un certo punto tutta Main Street era illuminata a giorno, con fuochi che circondavano l'intero castello su tre lati.
Ripeto, wow.
A seguire, la parata. Fra carri, personaggi cattivi e non ed una musichetta di sottofondo alquanto orecchiabile, anche questo è un evento che ripaga alla grande il prezzo del biglietto.
Infine, altro mini evento è il party danzante di Monsters & Co. Con Mike, Sulley e due mostri random a ballare in mezzo ai guest, con in sottofondo remix trashissimi di varie canzoni Disney. Let it Go non può mancare, come al solito.
Che altro? Celebrate the Magic, un piccolo spettacolo di proiezioni sul castello. In realtà non c'entra nulla con il party perché lo fan sempre, ma è carino vedere il castello mutare forma, vederlo “crollare”, vederlo incartato. Cose così.
E poi ci sono personaggi come i cattivi (Jafar!) o comunque rari, come i Sette Nani, con cui nel corso dell'anno fare una foto è a metà fra l'impossibile e il difficile. Come non citare poi i cowboy-zombie canterini, stile quartetto da barbiere? O il fatto che era possibile fare Trick or Treat in giro per il parco ricevendo prelibatezze gratuite?
La conclusione della serata è stato un immancabile giro sulla Haunted Mansion. Un'attrazione che comunque si può fare quando si vuole, che non ha effetti in più all'interno (ma i cast member sono più truccati, e nel cimitero ci sono luci spettrali e fumo ad aggiungere atmosfera durante il party) ma andava fatta. A prescindere.
Non c'era nemmeno troppa gente, ci si muoveva facilmente e si è riuscito a fare tutto con calma.
Pienamente soddisfatti.
Soldi ben spesi.
Un evento assolutamente consigliabile.

martedì 7 ottobre 2014

Creature dal profondo

Se c'è bisogno di qualcosa non c'è mai carenza di negozi nei dintorni. Con il pullman si arriva al Wallmart dove si trova tanta roba. Con una breve camminata si arriva al Wallgreen, la versione sfigata del Wallmart che è carissima e non ha quasi nulla. Ma almeno è vicino casa.
Poco più distante, oltre Starbucks, oltre una caffetteria che vende ciambelle tanto economiche quanto gustose, c'è il Dollar Tree. Un magico posto dove tutto costa un solo miserabile dollaro.
Lì ho conosciuto Tony.



Sulla scatola c'è scritto che Tony è una pizza, ma io non credo alle scatole.
Tony non è una pizza. Tony è qualcosa di più: una creatura ignota e misteriosa, su cui l'umanità ancora si pone domande.
Ho adottato Tony in una calda mattinata d'inizio ottobre, durante una rapida spesa pre-lavorativa che in realtà puntava maggiormente alla carta igienica. Ma già che c'ero, mi sono procurato anche un compagno di merende.
Purtroppo Tony non era quel che sembrava.
Tony era malvagio.
Ho tentato di cambiarlo, nel miglior metodo in cui si può cambiare una persona: infilandolo nel forno. Putroppo, dopo minuti e minuti il suo aspetto non cambiava. Rimaneva lo stesso Tony che mi ero portato dietro. Forse dentro cominciava a muoversi qualcosa, ma la sua fredda scorza piena di imitazione di mozzarella (eh sì) non mutava.
Eppure al tocco era caldo. Che finalmente si fosse veramente accesa la luce nel suo cuore?
Come ogni buon amico farebbe, gli ho dato una possibilità e ho iniziato a mangiarlo.
Tony ora è nella spazzatura.
Non comprerò mai più cibo al Dollar Tree.


giovedì 25 settembre 2014

Adrenalin Time

C'era una volta me.
Era un me che doveva ancora sapere se sarebbe stato preso o meno per il programma in Florida, ma che già aveva sogni e progetti. E faceva promesse. “Se vengo preso per il programma, dovrò iniziare a provare anche le attrazioni più intense!”.
Questo me, infatti, non aveva mai provato un rollercoaster serio (o anche altre attrazioni che puntano tutto tutto sull'adrelina). Il massimo a cui il povero giovane arrivava era il Mammut del ben noto parco veneto.
Ma una volta preso per il programma il me di cui sto parlando sapeva che avrebbe dovuto mantenere la promessa.
E così ha fatto.
Disneyworld non offre tantissime attrazioni adrenaliniche, anzi (gli Universal Studios sì, ma se ne riparla fra qualche mese), quindi sostanzialmente le cose da provare erano due, entrambe agli Hollywood Studios. Parlo della Tower of Terror e del Rock and Roller Coaster degli Aerosmith, che sostanzialmente rappresentano le due tipologie di attrazioni intensa più comune.
Partiamo dalla Tower of Terror: durante la mia prima visita agli Hollywood Studios ero completamente solo. C'erano altri colleghi con cui la mattina ho visitato altri parchi, ma al pomeriggio avevano da fare. Io no, così mi son detto “Perché no?”. E visitare i parchi da solo ha i suoi vantaggi – sostanzialmente gli stessi che si hanno quando si viaggia da soli. Hai i tuoi ritmi, fai quel che vuoi, vai dove vuoi. Forse manca la compagnia e qualcuno con cui parlare, ma si sopravvive bene.
Vista la mia decisione di non prendere una mappa e di andare dove capitava, completamente a caso, mi sono ritrovato chissà come di fronte alla suddetta Tower of Terror. Pochi minuti di fila.
È il momento.
Devo provarla.



Così mi ci infilo, continuando a chiedermi per quale cazzo di motivo io stia facendo una cosa del genere. Si entra nella hall dell'hotel in cui è ambientato il tutto, l'ascensore è vicino.
Dopo pochi minuti, eccomi sopra. Voce narrante, effetti speciali vari. Compaiono fantasmi, scompaiono fantasmi e l'ascensore inizia a muoversi in avanti. La tipica voce narrante dell'antica serie tv The Twilight Zone (Ai confini della realtà nella versione italica) ci accompagna e prepara, prima di venire sbalzati verso l'alto... verso la Twilight Zone, appunto! E poi verso il basso.
E di nuovo verso l'alto.
Wooosh.
E verso il basso.
Wooosh.
E così via, per un numero letteralmente random di volte – tutto controllato da un programma che sceglie fra diversi “percorsi”. Il numero di cadute non è mai lo stesso.
E mi piacque.
Per il Rock n Roller Coaster, invece, ho dovuto aspettare un po' di più. Farlo da solo era fuori discussione, è un'attrazione completamente diversa che mi inquietava di più.
Ma oggi, 25 settembre, è stato il gran giorno.
Dopo una allegra mattinata lavorativa che non passava più (e in cui il tempo mi trollava dicendomi “Ahah guardami, sto per piovere, così quando finisci non puoi fare nulla pappappero”) mi sono fiondato a raggiungere colleghi vari nei parchi.
E giunto agli Hollywood Studios, chiedendosi che si potrebbe fare, una fanciulla canadese propone appunto il Rock N Roller Coaster.
E così sia.
Le promesse van mantenute.


Riluttante mi avvio (solo io e lei, la terza collega presente non va d'accordo con la musica a palla presente durante il percorso) e più rapidamente di quanto pensassi la fila giunge al termine, alla sala d'imbarco. Fila durante la quale cerco più volte via di fuga, e durante la quale terrorizzo una bambina di fronte a noi che non aveva la minima idea di che tipo di attrazione sarebbe andata a fare.
Ad ogni modo, arriviamo quasi ad imbarcarci, probabilmente saremo sul treno successivo a quello presente... quand'ecco che il cast member chiede se ci siano altre due persone per riempire il vagone.
E dato che sono pirla alzo la mano.
Ed il vagone è l'ultimo.
Il posto peggiore per un rollercoaster.
Nell'ultimo vagone senti tutto. Altro che quello davanti, è l'ultimo posto il peggio del peggio.
E si parte, con la mega accelerazione iniziale... dopo la quale tutto fila liscio! È meno peggio di quanto pensassi, le inversioni nemmeno si sono sentite e a fine giro un “Tutto qui?” affiancato ad un “Rifacciamolo!” hanno riassunto alla grande i miei pensieri a riguardo.
Non è chissà che, ma mi son sentito realizzato.
Ora so. Posso fare di tuuuuutto.

Tranne It's a Small World. Quello basta.

mercoledì 24 settembre 2014

Cosa faccio quando non cazzeggio

Ebbene sì.
Potrà sorprendere, ma non passo tutto il tempo in giro per i parchi, a Downtown Disney, in piscina o a caricare foto su Facebook.
Ogni tanto – rullo di tamburi – lavoro! D'altronde è per questo che sono qui.
Come sicuramente già tutti saprete, cosa che rende questo post sostanzialmente inutile a parte per le letture nostalgiche che tutti ci faremo quando l'esperienza sarà finita, sono finito al chiosco.


Si tratta di una cosa temporanea, che durerà sui due o tre mesi. Dopodiché si passa al ristorante, si spera!
L'ambiente del chiosco è alquanto rilassato: salvo eccezioni i manager ci considerano poco, e non dobbiamo subire tutti i controlli e gli sguardi indiscreti a cui sono soggetti i camerieri e colleghi all'interno. D'altro canto è anche un posto piuttosto noiosetto: non sono rari i momenti in cui non abbiamo clienti, nei quali i minuti passano lenti ed inesorabili.
Che facciamo di bello al chiosco?
Innanzitutto, vendiamo gelati. Non “ice-cream”, proprio Italian Gelato! Sostanzialmente la differenza, se ho ben capito, è che in quello americano non c'è il latte. Cioè boh. Abbiamo quattro gusti che ormai sappiamo a memoria (come siamo bravi, eh?): chocolate, cookies and cream, vanilla and strawberries. Probabilmente il loro aspetto è talmente poco noto che numerosissimi clienti si fermano a fissarli con aria stralunata (una volta è capitata una donna che sembrava presa completamente dal panico, si vede che per lei la scelta di un gusto di gelato è questione di vita o di morte). Al che ci tocca ripetere i gusti più e più volte. Anche in portoghese e spagnolo perché, è risaputo, loro l'inglese non lo sanno e non lo vogliono sapere. Il massimo a cui arrivano in genere è “Can you speak spanish/portugues?”.
Oltre ai gelati, vendiamo anche alcolici vari. Chianti, pinot grigio, Bellini (aaaaah), Prosecco, Moscato, Serprino, Corbinello, Moretti e Moretti Rossa, Sangria, Primavera, Margarita...
Tante belle cose per cui dobbiamo sempre chiedere l'ID. Mica possiamo vendere a minori di 21 anni! Se le leggende sono vere la Disney manda anche spie in incognito per verificare che si facciano i dovuti controlli.
Infine, vendiamo caffè, cappuccini, cioccolate calde ed altre cose che la gente compra comunque nonostante in Florida il freddo non esista. Poi arriva il genio che quando piove chiede l'ice coffee - prodotto tipicamente italiano, eh? Infatti non l'abbiamo.
Naturalmente non si sta sempre fermi al chiosco: gelati, bibite varie, cannoli, tiramisu e tante altre cose che non ho citato non si prendono da sole. Bisogna andare dentro il frigo (si gela, naturalmente! Viva gli sbalzi di temperatura!) e prendere tutto. E magari dopo si passa al container citato prima.
E naturalmente c'è anche da buttare la spazzatura, mantenere il tutto pulito, accendere le luci quando è sera e spegnerle quando stanno per iniziare i fuochi...
Il chiosco è un piccolo infernale angolo di paradiso.

Ma si sta bene.

mercoledì 10 settembre 2014

Visit the parks

Dopo aver promesso di continuare il post sul parco, son sparito. Scusate, ma il lavoro è effettivamente iniziato ed il tempo è stato scarso.
Ma ora, dopo che l'attesa è stata sufficientemente alimentata, eccomi qui!
Premetto che in questo post saranno riassunte, genericamente, ben due visite al parco – al prezzo di una!
Dunque, dopo le vicissitudini per entrare finalmente ci sono! Il castello è lì, di fronte a me, e tutto intorno ci sono un sacco di persone che si stanno riparando sotto i portici. Il diluvio universale si sta riversando sul parco, cosa che rende l'impatto un po' meno magico di quanto mi aspettassi. Ma non importa: con uno slancio olimpionico, ci lanciamo nei negozi di Main Street che almeno giriamo un po' evitando di stare sotto i portici a far nulla. Tutti negozietti ben tematizzati pieni di cose carine che guardano con aria maligna il tuo portafogli.
Dopo qualche minuto di negozi, smette finalmente di piovere. Cerchiamo di recuperare il resto del gruppo, ma sono tutti spariti. Così ci limitiamo a girare in due, riuscendo anche a fare due attrazioni prima che il parco chiuda.
Due giorni dopo torniamo al parco, dopo una mattinata di training, e riusciamo a godercelo di più nonostante il consueto acquazzone pomeridiano che ci lascia umidi e congelati. In compenso grazier al temporalone riesco a farmi Splash Mountain con 5 minuti di coda, mentre di solito supera abbondantemente l'ora!


Che abbiam fatto?
Prima attrazione a cui siam capitati è Ariel's Undersea Adventure, la Dark Ride ispirata alla Sirenetta. Un percorso su conchiglie che girano su sé stesse attraversando svariate scene del film. Molto carina e ben fatta (il pezzo forte è Ursula, sempre di gran classe) anche se il finale forse è un po' affrettato. Ma si sa, in attrazioni di questo tipo saltano sempre le scene...
A seguire, Mickey's Phillarmagic. Un filmato in 3D ricco di effetti speciali quali i classici schizzi d'acqua, odori e anche qualche altro elemento più inaspettato, come un Paperino incastrato nel muro. Perché nonostante il titolo è lui il gran protagonista dell'attrazione: appropriatosi del cappello da apprendista stregone del sorcio, si ritrova catapultato nelle canzoni di alcuni classici famosi. La Sirenetta, Aladdin, la Bella e la Bestia, il Re Leone... veramente ottimo.
E questo conclude la prima giornata.

La seconda giornata di parco è stata più produttiva.
Dopo la camminata verso il castello, dove si stava svolgendo uno spettacolo d'accoglienza (e i personaggi muovono occhi e bocca! Che progresso tecnologico notevole!).
Ci spostiamo oltre, dove senza apparente motivo ci fermiamo alla Hall of Presidents: un lungo filmato patriottico seguito da una presentazione generale di tutti i presidente degli Stati Uniti. Molto patriottico e interessante, anche se non la migliore del parco – animatronic di livello però.
Già che siam lì vicino passiamo alla Haunted Mansion, la casa dei fantasmi che facciamo due volte. Cupa e tenebrosa e ricca di effetti speciali d'alto livello. Probabilmente fra le migliori attrazioni del parco.
Dopodiché Pirati dei Caraibi, It's a Small World, Big Thunder Mountain... tutte cose ben note, insomma.
Meno note sono Stitch's Great Escape: ci si siede in una stanza circolare e si assiste (al buio, quindi tramite effetti speciali, lampi, odori e cose che escono dal sedile) alla fuga di Stitch dalla Federazione. Altrettanto poco noto è il Monsters Inc Laugh Floor, un filmato interattivo con protagonista Mike Wazowski ed altri mostri minori inediti, incluso il suo caro piccolo nipotino: i personaggi su schermo interagiscono con il pubblico facendo domande, battute e tanto altro. È da rifare solo per vedere quante differenze possono esserci fra uno show e l'altro, perché la cosa era talmente naturale che quasi non si notava!
Siamo anche riusciti a vedere la parata, anche se abbiamo letteralmente corso verso il punto di uscita dei carri. In questo modo però l'abbiamo vista tutta quanta!
Sì, è un bel posto.
E c'è ancora così tanto da vedere!
Ma il lavoro chiama, ergo se ne riparla probabilmente venerdì.

sabato 6 settembre 2014

Earning my parks

Nei magnifici nametag che ci hanno dato c'è un'etichetta che dice Earning my ears.
Solo i cast member assunti da poco la possiedono, e praticamente indica che siamo ancora in un periodo di training. Lavoriamo sodo per, letteralmente, guadagnarci le orecchie (da Topolino, naturalmente).
La stessa frase si può adattare per descrivere l'esperienza odierna, dato che il parco me lo son dovuto guadagnare. Il primo passo è stato il Traditions.
Era un incontro atteso da alcuni, temuto da altri, snobbato da molti. Di gente entusiasta qui ci sono giusto un paio di persone, purtroppo. Tutti, ma proprio tutti, coloro che lavorano nei parchi Disney (e credo anche nei negozi e tutto il resto che la Disney possiede) devono affrontare quest'incontro.
È cultura Disney. È lavoro di gruppo. È lavaggio del cervello forse, ma in senso buono.
Senza dilungarmi troppo, abbiamo iniziato con la presentazione: di persona in persona ci passavamo un palla di plastica che rappresentava la Terra. La Palla del Coraggio, in sostanza: ciascuno diceva il proprio nome, da dove veniva e che diamine è venuto a fare a Disneyworld.
Qualcuno ha fatto il ruffiano, qualcuno è stato sincero, qualcuno ha farfugliato qualcosa a caso.
L'altro gioco della giornata è stato ordinare delle carte in ordine cronologico, legate a numerosi eventi della storia Disney: la nascita di Walt, l'apertura di determinati parchi, l'uscita di cartoni vari e la fondazione di aziende assortite. Nel nostro tavolo (considerato che due di noi erano forti Disney-Nerds) abbiamo fatto quasi tutto giusto, anche se le ultime schede erano un po' sbagliate. Ma pazienza!
Le risposte le abbiamo avute grazie ad un rapido riassunto ricco di dettagli!
C'è stata poi una sfida fra italiani e francesi (le due nazionalità presenti in classe) riguardo a chi trovasse per primo le linee guida del Disney Look su un libretto che ci han dato.
È stato un incontro illuminante.
E illuminati erano alcuni di noi quando finalmente abbiamo ricevuto il mitico, magnifico, indispensabile ID! Siamo ufficialmente cast members, e possiamo entrare nei parchi!
Un pomeriggio al Magic Kingdom sembrava una buona prospettiva, ma il destino era in agguato.

Il reparto costuming di Epcot è enorme. Ci sono un sacco di costumi (così son chiamate le uniformi) per chiunque ci lavora, da ogni parte del mondo, divise diverse per ogni taglia ed ogni ruolo.
Purtroppo ci è stato espressamente proibito di fare foto nel backstage quindi non potrò mai mostrare l'enorme stanzone dei vestiti. Ma seriamente, non ne avete idea.
Perché ne sto parlando? Perché siccome domani inizio a lavorare mi serviva il mio mitico costume! Così io ed il mio futuro collega abbiamo chiesto qui e là e, dopo una chiamata ai manager, abbiamo ottenuto tutto il necessario per iniziare il futuro al chiosco.
Ebbene sì: fra tutti i ruoli possibili, sono finito al chiosco! Niente cameriere, niente tovaglie da svuotare, niente piatti... solo gelati e snack. Non avrò le mance e starò al caldo (nonostante il ventilatore), ma non ho alcuna intenzione di lamentarmi! A quanto si dice, qualcosa ogni settimana lo si riesce a metter via.
Soldi o meno, al parco entriamo gratis ed oggi è stato il primo grande giorno!


Certo, è stata un po' un'impresa.
Ho preso il bus e sono sceso alla stessa fermata della mattina, vicino alla Disney University, dove chiedo a qualche Cast Member come diamine entrare “as a guest”. Nessuno mi sa dire nulla, tutti mi danno informazioni contrastanti e alla fine i colleghi che son verso il parco mi chiamando dicendomi che la fermata è un'altra. Così risalgo sul pullman, e la cosa è più problematica di quanto sembra. Gli autobus qui vanno solo in una direzione: per andare alla fermata precedente tocca rifarsi tutto il giro delle fermate. E così dopo un'ora di pullman scendo alla fermata corretta! Urrà!
Non sono ancora al parco però, bensì in uno dei suoi hotel dove posso prendere la monorotaia per raggiungerlo. Lungo il viaggio la tragedia: inizia a piovere.
Ora, immaginate una pioggerella leggera molto piacevole. Ecco, tutto l'opposto. Goccioloni letteralmente orizzontali, interi laghi sull'asfalto e gente che correva in massa.
Ma alla fine giungo all'ingresso! Siccome il nostro ID tecnicamente non è attivo, ho dovuto chiedere e mi han fatto firmare un foglio per entrare.
Ma alla fine ci sono. Sono dentro il parco. Una santa ragazza del gruppo viene a recuperarmi all'ingresso (e nel mare di gente ci ho messo un po' per individuarla), con la conseguenza che alla fine ci perdiamo il resto del gruppo.
Aspettiamo un po' che smetta di piovere e decidiamo di girare un po' per i negozi lì in Main Street, tutti collegati fra loro e pieni di cose carine che mi fanno pensare che o torno senza un soldo e con tre valigie in più, o inizio la carriera di rapinatore e mi prendo tutta la bella roba che hanno.
Poi boh, cioè.
Realizzo che sono lì.
Sono a pochi passi dal castello.
Sono a Disneyworld.
Sono al Magic Kingdom.
Mancano due ore alla chiusura, ma la mia prima visita è stata comunque più che soddisfacente!

*** continua ***





giovedì 4 settembre 2014

Assaggi di Magia


Non abbiamo ancora i pass Disney. Ma questo lo sapevamo già, fino a sabato niente parchi. Esiste tuttavia un posto forse meno magico, ma comunque più che buono: Downtown Disney.
Se avete presente il Village di Disneyland Paris, immaginatene una versione più grande. Se non lo avete presente, immaginate una lunga strada piena di locali, ristoranti, negozi e tanti altri posti caratteristici. Ci sono grandi brand come Planet Hollywood, Starbucks, posti curiosi come il T-Rex Cafe, un fast food pieno di dinosauri animatronics (e pieno di gente), negozi di caramelle fornitissimi, ed il più grande Disney Store mai visto.
Non l'abbiamo visitato tutto, eravamo troppo stanchi e domani ci attende una levataccia. Ma come primo assaggio è stato eccezionale, e già un bel po' di foto sono state scattate. Avremo un anno intero per esplorarlo come si deve!



Parlando di cose più burocratiche, continuano gli incontri. Oggi ci è toccato quello per l'immigrazione: ci hanno riconsegnato i passaporti che avevan preso in consegna all'arrivo e dato un rapido documento da compilare riguardo alla nostra razza.
Il lavaggio del cervello stile Disney (yeah! Disney!) è già iniziato con alcune adorabili citazioni random. Quando l'agente speciale Non-so-chi ha finito lo spiegone con altre regole da non infrangere mai e poi mai, hanno aggiunto “We scare because we care”. Altri che non è la versione originale dello slogan della Monsters & co, “Facciam paura, ma con cura!”.
E naturalmente non poteva mancare un Let it go random.


Tornando alle cose più interessanti per voi, miei cari fan, qualche informazione sul clima della Florida. Cinque minuti prima c'è il sole. Poi piove come se dovesse finire il mondo. Dopodiché torna il bel tempo. Non è adorabile? In una sola giornata abbiamo passato il pomeriggio in piscina sotto un sole rovente e in casa al riparo dalla pioggia scrosciante! Peraltro questo clima brutto e cattivo ha fermato alcuni del gruppo, con il risultato che a Downtown eravamo in quattro.


Cominciare ad ambientarsi è così bello.

mercoledì 3 settembre 2014

Il Cominciamento

2 settembre.
Alla fine il gran giorno è arrivato, dopo mesi di attesa, mesi di preparazione. C'era ansia, c'era preoccupazione, ma né io né nessun altro potevano dirsi veramente pronti.
La giornata inizia all'insegna degli arrivederci: il piccolo Lucky forse non avrà capito nulla di quanto stava accadendo, ma sicuramente il mio volto rigato dalle lacrime mentre uscivo di casa deve avergli fatto sospettare qualcosa.
Il viaggio per Malpensa, più breve di quanto pensassi, è stato breve e malinconico. Troppe le cosa da dire, troppo poco il tempo.
Corse in aeroporto da un capo all'altro dell'enorme area per trovare lo sportello giusto in cui fare il check-in. Sembra esserci qualche problema, ma è superato facilmente e pochi minuto dopo sono di nuovo con i parenti.
Genitori, due di tre fratelli (il solito asociale si è fatto valere anche stavolta), con aggiunti gli zii e la tenebrosa cugina Giulia. Una rapida colazione offerta dai prodotti di qualità del Mc, e il momento giunge.
“Solo passeggeri”. Due singole parole, un grande significato. Da quel momento in poi, sono da solo. Il momento di separarsi, il momento dei saluti, ma chi poteva dirsi veramente pronto?
C'è chi piange, c'è chi ride, chi festeggia silenziosamente progettando di ascoltare musica a palla tutto il giorno o di appropriarsi indebitamente della mia camera.
Controlli infiniti, ma alla fine si decolla.
Sulla strada qualche volto e nome noto viene riconosciuto, e le prime ore di volo passano in chiacchiere leggere in allegria.
Meno allegro è stato scoprire che le nostre grandi aspettative del volo sono state disilluse: posti picccoli e stretti, niente schermo sui sedili a parte una televisione scrausa in comune sul soffitto. Come se non bastasse, l'attacco delle cuffie non funzionava, così non ho potuto vedere né The Amazing Spiderman 2 né i magnifici programmi americani che ci han proposto.
In ogni caso abbiamo sperimentato già un assaggio di montagne russe: le turbolenze ci hanno accompagnato per tutto il cammino. L'avvertimento di allacciare le cinture dopo un po' è divenato abbastanza insopportabile.
Lo scalo a Miami è andato meglio: abbiamo affrontato una serie di rigidissimi controlli – al punto da rasentare il ridicolo – e alla fine abbiam girato un po' qui e lì.
Un cappuccino e un biscottone cioccolatoso da Starbucks sono stati il mio modo per inaugurare la mia permanenza americana!
L'aereo per Orlando era migliore, anche se in meno di un'ora di volo ho potuto apprezzarlo poco.
Finalmente atterriamo!
Ci angosciamo per i nostri bagagli. Non arrivano.
Troviamo due ragazze partite da Roma. I loro bagagli sono andati perduti.
Arrivano i nostri. Gioiamo.
Prendiamo un taxi! Ma sì, la navetta costa troppo.
Arriviamo al residence dove ci smisteranno.
Sono a Vista Way. Disperazione.
L'appartamento è peggio di quanto pensassi. Orrore.
Temo di aver portato troppa poca roba. Preoccupazione.
Scopro che l'ingresso ai parchi non ci sarà consentito prima di sabato. Tragedia!

Eh sì, la prima nottata è stata un po' tragica.
Ma con un po' di spirito d'adattamento, spero che questo si riveli veramente l'anno migliore della mia vita. Mi attende una lunga settimana di meeting e lavaggi del cervello stile Disney, dopodiché sarò al 100% pronto a lanciarmi nel mitico Sunshine State.


Welcome to Florida!


lunedì 1 settembre 2014

So it begins...

Aprile 2013: mando per la prima volta il curriculum alla Disneyworld.
Settembre 2014: parto per lavorare a Disneyworld.
Da allora tante cose sono successe, molto è cambiato e io non sono più quello di prima.
Nah, non è vero. Non è successo un cazzo, solo io che continuo a provare e riprovare con perseveranza prima di riuscire ad essere preso. Mai avrei pensato davvero che un giorno mi sarei ritrovato a partire. Certo ci speravo, lo sognavo e l'obiettivo ultimo era quello.
Ed ora, finalmente, ci siamo!
Potrebbero esserci tante cose da dire, persone da ringraziare, momenti da rievocare, ma ciò che conta veramente si può comunicare anche con il silenzio.
E che il quieto silenzio accompagni anche questa sorta di notte prima degli esami, questa vigilia di una grande avventura, questo inizio di una grande esperienza!

Ci vediamo dall'altra parte.


venerdì 29 agosto 2014

AAA, $$$

Uno è Abraham Lincoln. Il sedicesimo, uno fra i più celebri. Oggi passa le giornate seduto su un gigantesco trono di pietra.
Uno è Alexander Hamilton. Uno dei padri fondatori, uno dei pochi non presidenti ad aver l'onore di avere la faccia appiccicata ad una banconota. Non amava i duelli.
Uno è Andrew Jackson. IL settimo presidente, in lotta contro il potere bancario. Si prepara a lanciarsi al galoppo a Washington.
Tre amiconi accomunati dalla stessa iniziale.



Da ora sono i miei nuovi amici. Le banconote da cinque, dieci e venti dollari mostrano i loro carismatici volti circondati da scritte che inneggiano alla libertà e alla iconica frase "In God we trust".
Cambiare gli euro in dollari mi fa sentire così international!


domenica 17 agosto 2014

La persistenza della memoria

Voglio raccontarvi una storia.
Una storia accaduta oltre 10 anni fa.
La storia di un bambino alla sua prima ed unica visita a Disneyland Paris.


Avevo da poco finito le elementari, ai tempi in cui c'era ancora l'esame in quinta, e mi appropinquavo a godermi l'estate prima delle medie. Improvvisamente, mi arrivò la notizia che per il compleanno (e/o la promozione) i miei zii mi avrebbero portato in un posto magico, fantastico, magnifico... naturalmente sto parlando del buon vecchio Disneyland Paris.
Attesi con ansia il momento della partenza, e quando quel giorno arrivò ero estremamente agitato. Troppo agitato, tanto da farmi venire un forte mal di pancia. Mi accompagnò per tutto il viaggio in treno, da Milano all'arrivo, e a nulla servì la brioche che mangiai (non avevo fatto colazione, da quanto ero agitato).
Comunque alla fine il tormento ebbe fine ed arrivammo all'hotel designato per la nostra permanenza al parco: il Sequoia. Lasciati i bagagli, varcammo finalmente la soglia di un altro mondo... per metterci subito in fila, attendendo l'arrivo del Disneyland Railroad (cioè il treno che fa il giro del parco). Anche lì, però, trovai il compagno di viaggio che avevo sul treno: il mal di pancia - causato probabilmente dallo stomaco vuoto. A quanto pare era ormai giunto al limite, visto che [Attenzione, parte del racconto vagamente schifosoide] vomitai. Non incoraggiante come inizio al parco, ma fortunatamente il resto del soggiorno fu assai più gradevole.

Visto che ormai tutto era passato, e che non mangiavo da un pezzo, il nostro soggiorno cominciò, invece che con il treno, con il pranzo. Ed anche qui capitò una cosa non esattamente piacevole, ma che dopo tutto questo tempo fa ridere.
Il ristorante era la Pizzeria Bella Notte. Il piatto prefissato, spaghetti in bianco. Ricordo che nel ristorante era presente un pianoforte, e la mia fanciullesca mente ne era particolarmente attirata. Un piano lì, nel ristorante? E si poteva suonare, magari? Uao! Non riuscivo a distogliere lo sguardo, fremente di poter provare a premere i tasti di quel magnifico strumento. E mentre il mio sguardo era ben incollato al pianoforte, i miei piedi erano meno bene incollati al pavimento. Basto poco, e patatrac! Per terra. In quel momento, va sottolineato, avevo in mano il piatto con dentro gli spaghetti. Spero che il pavimento li abbia trovati gustosi, a me ne furono portati naturalmente altri.
Dopo questo movimentato pasto, la visita vera e propria al resort ebbe inizio... con It's a small world!
E da qui in poi, paradossalmente, la memoria si fa più lacunosa.
Ricordo ad esempio, la Phantom Manor. Timoroso di cosa potesse aspettarmi all'interno, feci tutta la parte iniziale ad occhi chiusi. Salito sulle vetture, comunque, li riaprii dopo poco e divenne la mia attrazione preferita al parco. Tanto che il giorno dopo volli assolutamente tornarci, per vedere cosa mi ero perso: e meno male!

Un'attrazione alla quale uscii particolarmente spaventato/affascinato fu "Tesoro, mi si è ristretto il pubblico!". Mi colpì fin dalla fila, in particolare lo zootropio (se c'era altro non lo ricordo). Durante lo show, rimasi particolarmente colpito (al punto da chiudere gli occhi) da alcuni effetti 3D: ricordo il serpente e il gatto (o leone, boh). Inoltre, nella scena dei topi fra le gambe, alzai queste ultime abbastanza da non sentire ulteriormente l'effetto. Un pò mi dispiace che non la troverò più in una futura visita.
Attrazione che adorai fu invece Big Thunder Mountain, tanto che alla fine del giro lanciai un sonoro "Yahooo!" che fece voltare verso di me tutta la gente lì presente. Fu un pò imbarazzante.
Molte attrazioni invece non riuscii proprio a farle: a parte quelle forti (fra cui Indiana Jones, che all'epoca girava il contrario. Ci salì mio zio però), ricordo di non aver visto Le Visionarium, Orbitron, Star Tours, Le Carousel de Lancilot, Mad Hatter's Tea cups, le varie barche di Frontierland, i vari veicoli di Main Street e naturalmente gli Studios che ancora non esistevano, e quindi non ho mai visitato. Forse non avremmo dovuto sprecare tempo per la piscina dell'hotel.

Un altro ricordo è legato non ad un'attrazione, ma ad un personaggio con il quale volevo assolutamente fare la foto: il mitico Paperino! Me lo ricordo bene: lì, nella Main Street, intento a fare foto con i pargoli. Lo raggiungo subito! Gli porgo il libretto degli autografi con un grande sorriso stampato sulla bocca e gli occhi che si illuminavano alla vista di quell'essere piumato! Ma era troppo tardi. Il palmipede si stava già avviando altrove, e io dovetti accontentarmi di una pseudocarezza sulla testa. Non lo rividi mai più, per tutto il resto del soggiorno. Dovetti accontentarmi di personaggi come Woody (al Pizza Planet), il Genio (ad Adventureland), Pippo (incontrato infinite volte), Max (in hotel, mi pare) e un pinguino. Non di tutti però riuscii ad avere l'autografo, in quanto fu una cosa che scoprii solo a soggiorno inoltrato. Di alcuni non riuscii nemmeno ad avere la foto, visto che erano circondati da orde di persone: Geppetto e Topolino.
L'anno era il 2000, se non sbaglio, e la parata di quell'anno non tornò mai successivamente. La ImagiNation Parade, che non mi colpì particolarmente. Al contrario della classica ed indimenticabile Main Street Eletrical Parade! Il motivetto che accompagnava la parata notturna carica di lucine non mi è mai uscito dalla testa.

Ecco, questo è il resoconto di quello che all'epoca era un bambino di 11 anni. Ricordi confusi, frammentari, tenuti insieme dalla cartina del parco, dalla videocassetta di presentazione che avevo comprato (con una bambina che descrive varie attrazioni durante una visita al parco) e dalla saponetta che mi ero fregato all'hotel, e che in tutti questi anni ho sempre conservato in un cassetto. Può sembrare incredibile, ma profuma ancora.
Non sono mai riuscito a tornarci, sebbene il sogno non sia mai morto dentro di me.
Ed ora ancora poche settimane e sarò non a Disneyland Paris, ma a Disneyworld.
Sarò in Orlando.
Sarò in Florida.
Sarò in America.

E chissà cos'altro mi attende.

giovedì 14 agosto 2014

Metà alla meta

Siamo a metà agosto. Non serve essere un genio in matematica (e credetemi, non lo sono) per rendersi conto che, siccome metà mese è andata, manca ancora metà alla sua fine. E di conseguenza manca metà mese alla mia partenza!
Proprio oggi ho svolto l'ultimo passo (si spera) di questo lungo percorso: il colloquio all'ambasciata americana per ottenere il visto.
La mia avventura, tuttavia, è cominciata ieri. Giunto a Milano, mi sono ricordato che ancora dovevo fare la fototessera, uno dei millemila documenti necessari al colloquio. Una rapida ricerca alla Stazione Centrale mi ha portato ad un angolino buio e seminascosto, dove due macchinette mi aspettavano sorridenti.
Una delle due sembrava essere in cattivo stato, tanto che lo schermo esterno (dove sono elencate le fotografie effettuabili) lampeggiava come una luce stroboscopica. Non provate a dirlo ad alta voce, vi ingarbugliereste la lingua.
Entro quindi nella macchinetta più in forma, inserisco tutto pimpante i miei dieci euro, faccio la foto, aspetto il resto... aspetto il resto... aspetto il resto...
Ora, mente leggete la prossima frase, immaginate un tipico motivetto da colpo di scena che si può sentire durante un film o un telefilm: "La macchina non dà resto".
Così, con un nuovo immaginario bollino sull'altrettanto immaginaria Patente del Pirla, mi sono avviato verso casa dei miei zii.

La sera è stata carica d'ansia, sia per me che per le due future colleghe con cui avevo appuntamento il giorno dopo: tutti eravamo preoccupati di non avere qualche documento in regola, o di aver letteralmente dimenticato qualcosa. Per fortuna alla fine tutto è andato per il meglio.
Arrivati tutti e tre con larghissimo anticipo, abbiamo perso tempo a fare colazione dando così il tempo alla fila di formarsi davanti all'ambasciata.
Passati controlli di sicurezza, metal detector, telefonini spenti e tutte le altre simpatiche menate per la sicurezza, finalmente - dopo un'estenuante attesa  - è giunto il momento per il colloquio.
Ah no prima ci ritirano i documenti e ci dicono che ci richiameranno dopo qualche minuto
Ok, ora finalmente è giunto il momento per il colloquio!
Ah no prima ci prendono le impronte digitali e ci dicono che ci richiameranno dopo qualche minuto.
Ah ops il sistema ha problemi.
Ah ok funziona.
E finalmente arriva - stavolta per davvero - il momento del colloquio!
E tutta l'ansia appare immotivata, illogica: due domandine in croce (in italiano peraltro) su cosa faremo lì, cosa faremo al ritorno in Italia, e la sorridente signorina allo sportello ci informa che il visto è stato approvato e lo riceveremo a breve.
O almeno, si spera!





lunedì 11 agosto 2014

Elementare, Watson!

Marie le Ny. Un nome finora ignoto, ma grazie alla quale oggi sappiamo il prezzo del volo: 502,22 euro. Un prezzo abbastanza esiguo, in confronto ai miei timori di 700 e passa cucuzze.
Purtroppo di fatto non sappiamo ancora nulla sul volo. Solo il prezzo e le compagnie aree con cui voleremo. Tuttavia, sono dati dai quali (cercando un po') si possono ipotizzare più dettagli. Dato che non ho di meglio da fare, mi sono improvvisato novello Sherlock Holmes dedicandomi ad una rapide indagine, scandagliando i voli in partenza il 2 settembre. E, per lo stesso motivo poco fa citato, posto qui i risultati delle mie indagini.


Dunque, British e American Airlines. Probabilmente partiremo per le 9.40 (anche se ci sono diversi voli anche fra le 10 e le 11.30). Altrettanto probabilmente, lo scalo sarà a Miami (anche se noto diversi voli con due scali, uno dei quali a Londra) o New York. Per finire, l'arrivo ad Orlando: 17.58 è l'orario più papabile, anche se potrebbe andarci peggio. Tipo 20, o 21.19.
Ricapitolando: punto tutto su 9.40 - 17.58 con scalo a Miami.
Naturalmente esiste anche la non remota possibilità che io abbia sbagliato completamente, ma per la risposta definitiva ci sarà da attendere un bel po'.

domenica 10 agosto 2014

Atto di abiura

Oggi mi improvviserò versione povera della Sfinge ed esordirò con un indovinello.
Cosa c'è in questa scatola?


Beh, nulla. Ormai è già stata svuotata e il suo contenuto fa bella mostra di sé sulla mia scrivania. Dopo millenni, secoli ed anni mi sono convertito al lato oscuro ed ho acquistato un e-reader.
Come moltissimi altri prima di me, ero assolutamente scettico a riguardo. La carta stampata sostituita da un dispositivo elettronico? Veramente? È davvero così esaltante e migliore?
Beh, no. Migliore, no. Un libro rimane sempre un libro, ma la comodità di avere un'intera libreria a portata di mano è una cosa da non sottovalutare.
Poi, non dimentichiamo che in Florida mica mi posso portare ventimila libri dietro. Almeno, non cartacei. Con il reader immagino di poterne portare anche di più.
Eccolo qui, il mio nuovo amico:



Il mio scetticismo a riguardo è comunque del tutto svanito: è uno strumento decisamente comodo e ben fatto. E non ho nemmeno cominciato ad usarlo seriamente, sto pensando solo a riempirlo di ebook assortiti che chissà quando leggerò!
Questo non significa un mio totale abbandono della carta stampata, tutt'altro: la mia ambiziosa collezione dei Mammut Newton proseguirà, in futuro, senza alcun intoppo ed oggi stesso ho “acquistato” un libro sfruttando un buono sconto da 5 euro. Considerando che questo era il prezzo del libro, non ho letteralmente speso nulla.
Eccolo qui:



Non è magnifico?

mercoledì 6 agosto 2014

Le tentazioni del dottor Andrea

Perché non sfruttare questo spazio anche per aneddoti e vicende personali di scarsa rilevanza, ma che meritano di essere ricordate? Posso farci quel che mi pare.
Dunque, ipotizziamo un lasso di tempo che oscilla fra i 10 e i 15 minuti. In un così breve periodo, quante volte un individuo può fare la figura del pirla?
L'individuo in questione si trova alla Stazione Centale di Milano, cercando di passare il tempo in attesa del suo treno. Gira un po' in Feltrinelli, sfoglia libri, si aggira fra le guide turistiche sognando potenziali viaggi proiettandosi con la mente nel futuro. Esce dalla Feltrinelli, entra al Saturn.
Aggiungiamo ora un elemento: l'individuo in questione ha, oltre ad una tracolla con portatile, portafogli e tanti altri oggetti essenziali, anche un sacchetto di plastica con alcune cose da portare a casa. E le guardie del Saturn odiano i sacchetti.
L'individuo entra deciso nel negozio, venendo immediatamente fermato. In men che non si dica, con fare discretamente brutale, la possente guardia chiude il sacchetto con un etichetta.
Possiamo considerarla come la Figura da Pirla # 1.
Il simpatico individuo con il simpatico sacchetto si aggira nel simpatico negozio: va di qua, va di là, curiosa fra le macchine fotografiche rischiando una sincope vedendone il prezzo medio. E poi il suo occhio cade: lo raccoglie, e sotto di esso trova un grande cartello che indica il mitico prezzo di 50 euro per un mitico ereader. Perché no, si dice. Non ha contanti, ma ha molti soldi da parte in posta e un cinquantino non fa la differenza.
Riflette, si chiede se ne valga la pena o no, e alla fine decide che sì, avrà quell'ereader! È troppo allettante per lasciarselo sfuggire, e lui è troppo, troppo, troppo tentato. Lo prende, si dirige alla cassa, chiede se accettano la carta Bancoposta, la infila nella macchinetta... PIN sbagliato. Ops, è quello del telefono.
Figura da pirla # 2. Ma rimarrà segreta, la tizia in cassa penserà ad un errore di battitura.
Pin giusto. Carta rifiutata. Ops, i soldi non sono su questa ma sulla Postepay.
Figura da Pirla # 3.
E, continuando la sequela degli ops che fan sempre bene: ops, non ricorda più il pin della Postepay!E la Figura da Pirla # 4 dà vita ad una quadrilogia da non scordare.
Così l'individuo corre in Posta, aspetta diversi minuti, prende ben due numeri (uno per i Clienti normali, l'altro riservato a chi ha il Bancoposta).
“Buongiornovorreiritiraredeisoldidallapostepay” esclama in tutta fretta. Il tempo stringe, il treno parte fra poco.
“E non può ritirarli da fuori, scusi?” esclama la tizia perplessa al bancone.
“Eh ma non ricordo il PIN!” risponde con sconforto l'individuo.
E ancor più sconforto lo assale quando la tizia risponde che anche per ritirare i soldi da lei serve il PIN!
Mentre l'individuo corre di nuovo al Saturn, il conteggio delle Figure da Pirla sale al # 5 e la tizia della posta commenta quanto appena accaduto.
Con un fare da buon samaritano, l'individuo torna dalla tizia di prima al Saturn e – ignorando bellamente la gente in fila – le dice che non se ne fa più nulla, non ricorda proprio il PIN.
Il suo cuore sorride mentre si allontana, ha fatto una buona azione. Ha evitato che la povera ragazza rimanesse lì ad aspettarlo per sempre. Ma poi qualcosa si risveglia, nell'individuo. Forse non tornare proprio avrebbe fatto poca differenza. Anzi, forse proprio il fatto di essere tornato per nulla si è trasformato nella Figura da Pirla # 6.
Ormai è tempo di prendere il treno. L'individuo ci salta sopra, si siede per terra fra una carrozza e l'altra perché è tutto pieno. Dopo un po', sale sul secondo treno
E dal finestrino vede due lepri, o due conigli, che corrono liberi.
Anche loro, come lui, non hanno nessun ereader.




Plot twist: l'individuo sono io.

domenica 27 luglio 2014

Trollansia

Riesco raramente a stare tranquillo. In particolare prima di un qualche viaggio o impegno importante (sebbene il massimo a cui posso ambire attualmente è l'autobus verso Milano) l'ansia inizia a ribollire dentro di me, con effetti dei più svariati. Di tanto in tanto si manifesta nei sogni: e così il mio io notturno perde il pullman e rimane a casa, con le mani in tasca.
Manca ancora un mese o poco più alla partenza, eppure stanotte l'ansia pre-viaggio mi ha fatto uno dei suoi soliti scherzi. E questa volta si è impegnata di brutto.

Non ho perso l'aereo: sono arrivato a Orlando sano e salvo, ma una volta lì ho scoperto la terribile verità. Non avevo i documenti! Per fortuna, cercandoli, li ho trovati buttati via a caso in una valigia. Le mie ricerche mi hanno però portato di fronte ad un'altra sconcertante verità: Lucky era con me.


Il mio tenero piccolo cagnolino in qualche modo si era infilato in una delle valigie, o vi era stato infilato da qualcuno! Mi assale il panico, mentre ci spiegano quello che ci attende. Lucky è agitato, si guarda intorno, va contro le persone, abbaia ai cavalli (non ho la minima idea del motivo di questa presenza equina).
Dato che ci è stato categoricamente vietato di portare animali di ogni genere, mi accingo a trovare un modo per rispedire Lucky a casa. Evidentemente nei sogni sono un mostro, perché vado ad una sorta di bancarella postale, come se l'animaletto fosse un pacco qualunque. Naturalmente in seguito cambio idea, anche perché mi viene riferito che l'addetto con cui ho parlato era una persona poco affidabile. Ah, dimenticavo: per qualche motivo il suddetto personaggio era un giovane Bill Murray. Sono tuttora molto perplesso.



Continuo la ricerca, mentre il lavoro ed il training iniziano. In modo alquanto strano, direi: su un grosso cartellone erano segnati tutti i nostri ruoli, giorno dopo giorno. Robe tipo “Cattivi” o “Fiabe”, roba completamente assurda. A me, per tutta la settimana, toccava “Fiabe”. Viene fuori che si tratta di stare in compagnia di una vecchia a verificare quali libri siano appropriati dai bambini e quali no. E mi fa un esempio: il libro che ha in mano non è adatto perché... edito da Greenpeace! Aspetta, cosa?
Intanto Lucky aspettava ancora di andare a casa. Una corsa disperata in autostrada, contromano e a piedi, e finalmente trovo un buon samaritano che si offre di portarlo a casa. Dopo una breve discussione (in cui il figlio del tizio, seduto sul sedile posteriore dell'auto), gli lascio Lucky dicendogli di fare attenzione. Mi dice di non preoccuparmi e, dopo qualche problema nel chiudere la portiera, finalmente parte.
E si alza in volo.
Con le portiere come ali.

Dopodiché mi sono svegliato, il che non è necessariamente un male.

giovedì 24 luglio 2014

Kamikaze e trafficanti d'organi

Ci sono momenti in cui sei lì, pensi ai fatti tuoi, e ti viene rivolta una domanda alquanto insolita. Rimani basito, non sai cosa rispondere talmente assurdo ti sembra quanto detto dal tuo interlocutore. Oggi ho avuto un'esperienza simile.
Mi hanno chiesto se sono un terrorista.
Mi hanno chiesto se finanzio i terroristi.
Mi hanno chiesto se organizzo traffici di organi.
Mi hanno chiesto se ho mai organizzato un genocidio.
Tutte queste, ed altri ilari interrogativi, sono ad opera dell'ambasciata americana.
Sì, Obama, verrò in USA con un pacco di fottutissime bombe!


Eccomi in viaggio.

Ebbene sì: mi sono arrivati i documenti per il visto, le istruzioni per ottenerlo e tante altre belle cose che si possono riassumere con tre parole.
UN GRANDE CASINO.
Il form da compilare è lungo, pesante, ricco di domande più serie di quelle sopra che aprono numerosi dubbi e interrogativi. La cara Stephanie, nostro fidato contatto, ci ha detto cosa scrivere in alcuni dei campi più dubbi. Gli altri... beh, sono rimasti dubbi.
Per fortuna su Facebook esiste il sempre benedetto gruppo di persone che partiranno con me a settembre. Sono state ore intense per tutti: in chat, nei commenti, nei post. Nessuno sapeva come muoversi ma al contempo non esitava a dare una mano.
Alla fine, chi ci ha provato ha ottenuto il form da portare in ambasciata.
Certo, c'è sempre il terrore di aver sbagliato qualcosa.
Forse quella foto che ha dato tanti grattacapi nell'upload si rivelerà non idonea, forse nel campo del datore di lavoro si scoprirà che abbiam messo l'indirizzo sbagliato, forse il nostro taglio di capelli non piacerà al tizio del colloquio in ambasciata.
Non importa.

Fino a che non arriverà quel momento, e anche dopo, saremo tutti uniti: faremo in modo di trovarci lo stesso giorno, per l'appuntamento, di modo che la nostra grande avventura possa iniziare in egual modo per tutti.

mercoledì 23 luglio 2014

Fase Rem

Avevo già accennato, nel primo post, che non mi sarei limitato al resoconto del mio imminente anno in Florida. Inizialmente con questa frase mi riferivo al futuro, tuttavia anche il passato e il presente offrono piccole perle che non devono andare perdute.
Le categorie di post, gli argomenti di cui discutere e le vicende da narrare sono molteplici, nemmeno io so cosa mi verrà in mente di scrivere. L'ispirazione, d'altronde, può arrivare quando meno la si aspetta. Magari la cerchiamo, pensiamo a cosa scrivere/fare/ecc, senza cavare un ragno dal buco. Oppure non ci pensiamo più ed eccola lì, di fronte a noi: in quel momento ci accorgiamo di averla sempre avuta davanti!
Io sono spesso testimone di eventi quantomai bizzarri, molto spesso privi di ogni logica e totalmente irreali. Se non li narrassi, nessun altro potrebbe riferirli o ricordarli, in quanto tali eventi appartengono all'esclusiva e personale categoria dei sogni.
E tale categoria di post viene ora inaugurata. Più volte, al risveglio, ho pensato che era quasi un mio dovere morale scrivere da qualche parte i sogni che facevo, talmente assurdi da non meritare di essere dimenticati.
Quello di stanotte non è certo il maggior esempio di simili caratteristiche, ma può comunque costituire un validissimo inizio.

Costui è Amilcare.

Sexy, vero?

Un adorabile maialino vietnamita, abitante come altri animali della cascina di un tal Arturo, anziano fascistone caro amico di famiglia.
Nel mio sogno, in compagnia della mia genitrice, mi dirigevo verso la suddetta locazione. D'improvviso, in lontananza, scorgiamo una capra. È bene sottolineare, a questo punto, che fra gli abitanti della cascina non vi è nessuna capra. Ci sono il già citato porcellotto, due cani, tre anitre, un colombo e tre gatti. Ma niente capre, zero, nisba. Incuriositi ci avviciniamo, e più in là, oltre al presunto pastore e proprietario della capra, scorgiamo anche tre piccole mucche. Forse erano vitelli, ma il loro colorito bianco con macchie nere lasciava pochi dubbi.
Bastano pochi passi per renderci conto che i presunti bovidi non sono né mucche né vitelli: trattasi in verità di grotteschi cani, dalla grossa testa e un piccolo corpo decisamente sproporzionato.
Ma hey, non si giudica nessuno dal proprio aspetto e lo stesso vale per i cani (reali o onirici poco importa): le adorabili bizzarre bestie corrono a farmi le feste, mi gettano per terra, scodinzolano.... e poi avviene!
C'è un motivo se ho introdotto questo racconto con la foto di Amilcare: lui è il protagonista del terribile evento che state per leggere. Ingelosito dalle attenzioni godute dai tre cani-mucca, il prosciutto ambulante corre verso di me e mi sale addosso. La foto può avervi dato un'idea di che peso possa avere una creatura del genere, ed in effetti mi sento presto soffocare. Il maiale mi cammina addosso, ogni parte del suo corpo passa vicino al mio volto, incluse alcune che eviterò di citare. Ci leggono anche i bambini, sapete.
È tutto.
Non so cosa sarebbe accaduto nella realtà: probabilmente ora, invece della testa, avrei una sottiletta al sangue. E, altrettanto probabilmente, non sarei nemmeno qui a scrivere (il che potrebbe non essere considerato un male da qualcuno, ma tiè!).

Fatto sta che sono vivo, nessun maiale mi è salito addosso, e ho soddisfatto la mia logorrea imperante con un post pregno di parole.  

mercoledì 16 luglio 2014

Il ragazzo che aprì un blog


Tutto iniziò con un topo una busta.
Sapevo che sarebbe arrivata, l'aspettavo con ansia. Cominciavo a temere si fossero dimenticati di me.
Finalmente, ieri mattina, eccola! Così piccola, così inutile, così fondamentale.
Non perdo ulteriore tempo: subito la apro e ne esamino il prezioso contenuto. Una carta sim valida per Canada ed Usa, che probabilmente non verrà mai usata, e un sacco di fogli e documenti vari. Ehi, mi arriveranno altri documenti per il colloquio in ambasciata! Ah, il volo è già prenotato! Oh, allora sono queste le scarpe che devo prendere!
Sì, in sostanza il cosiddetto Disney Pack è inutile ma fondamentale. Da qui comincia il percorso finale, il percorso che giunto alla sua fine porterà all'inizio dell'esperienza di vita.
Perché è questo che è un anno in Florida: non è solo lavoro, non è solo parchi, non è solo cazzeggio, ansia, gioia, timori. È di più. Passare un anno in Florida, a Disneyworld o meno, stare per 12 e passa mesi in USA significa vivere veramente per quel lasso di tempo. È un periodo che va valorizzato, apprezzato, gustato in ogni suo secondo.
Qualcosa da non sprecare.
Qualcosa da non sottovalutare.
Qualcosa da non dimenticare.
Ed è quest'ultimo punto, in particolare, che mi porta ad aprire il secondo capitolo di questo post inaugurale.

Ritengo i ricordi un bene prezioso: non sempre riusciamo a portarli tutti con noi, a volte hanno bisogno di cose come foto, souvenir, o collegamenti più astratti per essere attivati. Rimangono lì, fra le pieghe della memoria, e talvolta rischiano di sparire. L'esperienza in Florida deve essere memorabile: si può fare una lista di tutte le attività, i viaggi o quant'altro si vorrebbe fare, ma il punto focale che deve essere raggiunto è questo. Queste riflessioni mi hanno portato alla decisione di creare questo blog, questa sorta di diario.
Volevo che qualcosa rimanesse impresso: qualcosa dove imprimere ricordi, dove sfogare emozioni, dove raccontare al vento le mie giornate. Perché sì, non mi importa di avere lettori o meno, questo blog è prima di tutto una cosa personale. Non privata, solo che bastano solo la sua esistenza e la possibilità, una volta che tutto sarà finito, di tornare a riviverla tramite le parole, a soddisfarmi.
E non è escluso che continui a sfruttarlo anche per esperienze future. Perché per la prima volta, grazie alla prospettiva dell'anno ad Orlando, mi rendo seriamente conto che la vita va vissuta.

Andrea.