2 settembre.
Alla fine il gran giorno è arrivato,
dopo mesi di attesa, mesi di preparazione. C'era ansia, c'era
preoccupazione, ma né io né nessun altro potevano dirsi veramente
pronti.
La giornata inizia all'insegna degli
arrivederci: il piccolo Lucky forse non avrà capito nulla di quanto
stava accadendo, ma sicuramente il mio volto rigato dalle lacrime
mentre uscivo di casa deve avergli fatto sospettare qualcosa.
Il viaggio per Malpensa, più breve di
quanto pensassi, è stato breve e malinconico. Troppe le cosa da
dire, troppo poco il tempo.
Corse in aeroporto da un capo all'altro
dell'enorme area per trovare lo sportello giusto in cui fare il
check-in. Sembra esserci qualche problema, ma è superato facilmente
e pochi minuto dopo sono di nuovo con i parenti.
Genitori, due di tre fratelli (il
solito asociale si è fatto valere anche stavolta), con aggiunti gli
zii e la tenebrosa cugina Giulia. Una rapida colazione offerta dai
prodotti di qualità del Mc, e il momento giunge.
“Solo passeggeri”. Due singole
parole, un grande significato. Da quel momento in poi, sono da solo.
Il momento di separarsi, il momento dei saluti, ma chi poteva dirsi
veramente pronto?
C'è chi piange, c'è chi ride, chi
festeggia silenziosamente progettando di ascoltare musica a palla
tutto il giorno o di appropriarsi indebitamente della mia camera.
Controlli infiniti, ma alla fine si
decolla.
Sulla strada qualche volto e nome noto
viene riconosciuto, e le prime ore di volo passano in chiacchiere
leggere in allegria.
Meno allegro è stato scoprire che le
nostre grandi aspettative del volo sono state disilluse: posti
picccoli e stretti, niente schermo sui sedili a parte una televisione
scrausa in comune sul soffitto. Come se non bastasse, l'attacco delle
cuffie non funzionava, così non ho potuto vedere né The Amazing
Spiderman 2 né i magnifici programmi americani che ci han proposto.
In ogni caso abbiamo sperimentato già
un assaggio di montagne russe: le turbolenze ci hanno accompagnato
per tutto il cammino. L'avvertimento di allacciare le cinture dopo un
po' è divenato abbastanza insopportabile.
Lo scalo a Miami è andato meglio:
abbiamo affrontato una serie di rigidissimi controlli – al punto da
rasentare il ridicolo – e alla fine abbiam girato un po' qui e lì.
Un cappuccino e un biscottone
cioccolatoso da Starbucks sono stati il mio modo per inaugurare la
mia permanenza americana!
L'aereo per Orlando era migliore, anche
se in meno di un'ora di volo ho potuto apprezzarlo poco.
Finalmente atterriamo!
Ci angosciamo per i nostri bagagli. Non
arrivano.
Troviamo due ragazze partite da Roma. I
loro bagagli sono andati perduti.
Arrivano i nostri. Gioiamo.
Prendiamo un taxi! Ma sì, la navetta
costa troppo.
Arriviamo al residence dove ci
smisteranno.
Sono a Vista Way. Disperazione.
L'appartamento è peggio di quanto
pensassi. Orrore.
Temo di aver portato troppa poca roba.
Preoccupazione.
Scopro che l'ingresso ai parchi non ci
sarà consentito prima di sabato. Tragedia!
Eh sì, la prima nottata è stata un
po' tragica.
Ma con un po' di spirito d'adattamento,
spero che questo si riveli veramente l'anno migliore della mia vita.
Mi attende una lunga settimana di meeting e lavaggi del cervello
stile Disney, dopodiché sarò al 100% pronto a lanciarmi nel mitico
Sunshine State.
Welcome to Florida!






È tutto così magnifico e terribile al tempo stesso...sublime.
RispondiEliminaCe la farai.
L'Oracolo
Facciamo il tifo per te!
RispondiEliminaE che questa magica avventura abbia finalmente inizio.