C'era una volta: Orlando

Durò appena un anno, ma fu l'inizio di tutto.

Ed ora: Disneyland Paris!

Proiettato verso il futuro, indeterminatamente!

giovedì 25 settembre 2014

Adrenalin Time

C'era una volta me.
Era un me che doveva ancora sapere se sarebbe stato preso o meno per il programma in Florida, ma che già aveva sogni e progetti. E faceva promesse. “Se vengo preso per il programma, dovrò iniziare a provare anche le attrazioni più intense!”.
Questo me, infatti, non aveva mai provato un rollercoaster serio (o anche altre attrazioni che puntano tutto tutto sull'adrelina). Il massimo a cui il povero giovane arrivava era il Mammut del ben noto parco veneto.
Ma una volta preso per il programma il me di cui sto parlando sapeva che avrebbe dovuto mantenere la promessa.
E così ha fatto.
Disneyworld non offre tantissime attrazioni adrenaliniche, anzi (gli Universal Studios sì, ma se ne riparla fra qualche mese), quindi sostanzialmente le cose da provare erano due, entrambe agli Hollywood Studios. Parlo della Tower of Terror e del Rock and Roller Coaster degli Aerosmith, che sostanzialmente rappresentano le due tipologie di attrazioni intensa più comune.
Partiamo dalla Tower of Terror: durante la mia prima visita agli Hollywood Studios ero completamente solo. C'erano altri colleghi con cui la mattina ho visitato altri parchi, ma al pomeriggio avevano da fare. Io no, così mi son detto “Perché no?”. E visitare i parchi da solo ha i suoi vantaggi – sostanzialmente gli stessi che si hanno quando si viaggia da soli. Hai i tuoi ritmi, fai quel che vuoi, vai dove vuoi. Forse manca la compagnia e qualcuno con cui parlare, ma si sopravvive bene.
Vista la mia decisione di non prendere una mappa e di andare dove capitava, completamente a caso, mi sono ritrovato chissà come di fronte alla suddetta Tower of Terror. Pochi minuti di fila.
È il momento.
Devo provarla.



Così mi ci infilo, continuando a chiedermi per quale cazzo di motivo io stia facendo una cosa del genere. Si entra nella hall dell'hotel in cui è ambientato il tutto, l'ascensore è vicino.
Dopo pochi minuti, eccomi sopra. Voce narrante, effetti speciali vari. Compaiono fantasmi, scompaiono fantasmi e l'ascensore inizia a muoversi in avanti. La tipica voce narrante dell'antica serie tv The Twilight Zone (Ai confini della realtà nella versione italica) ci accompagna e prepara, prima di venire sbalzati verso l'alto... verso la Twilight Zone, appunto! E poi verso il basso.
E di nuovo verso l'alto.
Wooosh.
E verso il basso.
Wooosh.
E così via, per un numero letteralmente random di volte – tutto controllato da un programma che sceglie fra diversi “percorsi”. Il numero di cadute non è mai lo stesso.
E mi piacque.
Per il Rock n Roller Coaster, invece, ho dovuto aspettare un po' di più. Farlo da solo era fuori discussione, è un'attrazione completamente diversa che mi inquietava di più.
Ma oggi, 25 settembre, è stato il gran giorno.
Dopo una allegra mattinata lavorativa che non passava più (e in cui il tempo mi trollava dicendomi “Ahah guardami, sto per piovere, così quando finisci non puoi fare nulla pappappero”) mi sono fiondato a raggiungere colleghi vari nei parchi.
E giunto agli Hollywood Studios, chiedendosi che si potrebbe fare, una fanciulla canadese propone appunto il Rock N Roller Coaster.
E così sia.
Le promesse van mantenute.


Riluttante mi avvio (solo io e lei, la terza collega presente non va d'accordo con la musica a palla presente durante il percorso) e più rapidamente di quanto pensassi la fila giunge al termine, alla sala d'imbarco. Fila durante la quale cerco più volte via di fuga, e durante la quale terrorizzo una bambina di fronte a noi che non aveva la minima idea di che tipo di attrazione sarebbe andata a fare.
Ad ogni modo, arriviamo quasi ad imbarcarci, probabilmente saremo sul treno successivo a quello presente... quand'ecco che il cast member chiede se ci siano altre due persone per riempire il vagone.
E dato che sono pirla alzo la mano.
Ed il vagone è l'ultimo.
Il posto peggiore per un rollercoaster.
Nell'ultimo vagone senti tutto. Altro che quello davanti, è l'ultimo posto il peggio del peggio.
E si parte, con la mega accelerazione iniziale... dopo la quale tutto fila liscio! È meno peggio di quanto pensassi, le inversioni nemmeno si sono sentite e a fine giro un “Tutto qui?” affiancato ad un “Rifacciamolo!” hanno riassunto alla grande i miei pensieri a riguardo.
Non è chissà che, ma mi son sentito realizzato.
Ora so. Posso fare di tuuuuutto.

Tranne It's a Small World. Quello basta.

mercoledì 24 settembre 2014

Cosa faccio quando non cazzeggio

Ebbene sì.
Potrà sorprendere, ma non passo tutto il tempo in giro per i parchi, a Downtown Disney, in piscina o a caricare foto su Facebook.
Ogni tanto – rullo di tamburi – lavoro! D'altronde è per questo che sono qui.
Come sicuramente già tutti saprete, cosa che rende questo post sostanzialmente inutile a parte per le letture nostalgiche che tutti ci faremo quando l'esperienza sarà finita, sono finito al chiosco.


Si tratta di una cosa temporanea, che durerà sui due o tre mesi. Dopodiché si passa al ristorante, si spera!
L'ambiente del chiosco è alquanto rilassato: salvo eccezioni i manager ci considerano poco, e non dobbiamo subire tutti i controlli e gli sguardi indiscreti a cui sono soggetti i camerieri e colleghi all'interno. D'altro canto è anche un posto piuttosto noiosetto: non sono rari i momenti in cui non abbiamo clienti, nei quali i minuti passano lenti ed inesorabili.
Che facciamo di bello al chiosco?
Innanzitutto, vendiamo gelati. Non “ice-cream”, proprio Italian Gelato! Sostanzialmente la differenza, se ho ben capito, è che in quello americano non c'è il latte. Cioè boh. Abbiamo quattro gusti che ormai sappiamo a memoria (come siamo bravi, eh?): chocolate, cookies and cream, vanilla and strawberries. Probabilmente il loro aspetto è talmente poco noto che numerosissimi clienti si fermano a fissarli con aria stralunata (una volta è capitata una donna che sembrava presa completamente dal panico, si vede che per lei la scelta di un gusto di gelato è questione di vita o di morte). Al che ci tocca ripetere i gusti più e più volte. Anche in portoghese e spagnolo perché, è risaputo, loro l'inglese non lo sanno e non lo vogliono sapere. Il massimo a cui arrivano in genere è “Can you speak spanish/portugues?”.
Oltre ai gelati, vendiamo anche alcolici vari. Chianti, pinot grigio, Bellini (aaaaah), Prosecco, Moscato, Serprino, Corbinello, Moretti e Moretti Rossa, Sangria, Primavera, Margarita...
Tante belle cose per cui dobbiamo sempre chiedere l'ID. Mica possiamo vendere a minori di 21 anni! Se le leggende sono vere la Disney manda anche spie in incognito per verificare che si facciano i dovuti controlli.
Infine, vendiamo caffè, cappuccini, cioccolate calde ed altre cose che la gente compra comunque nonostante in Florida il freddo non esista. Poi arriva il genio che quando piove chiede l'ice coffee - prodotto tipicamente italiano, eh? Infatti non l'abbiamo.
Naturalmente non si sta sempre fermi al chiosco: gelati, bibite varie, cannoli, tiramisu e tante altre cose che non ho citato non si prendono da sole. Bisogna andare dentro il frigo (si gela, naturalmente! Viva gli sbalzi di temperatura!) e prendere tutto. E magari dopo si passa al container citato prima.
E naturalmente c'è anche da buttare la spazzatura, mantenere il tutto pulito, accendere le luci quando è sera e spegnerle quando stanno per iniziare i fuochi...
Il chiosco è un piccolo infernale angolo di paradiso.

Ma si sta bene.

mercoledì 10 settembre 2014

Visit the parks

Dopo aver promesso di continuare il post sul parco, son sparito. Scusate, ma il lavoro è effettivamente iniziato ed il tempo è stato scarso.
Ma ora, dopo che l'attesa è stata sufficientemente alimentata, eccomi qui!
Premetto che in questo post saranno riassunte, genericamente, ben due visite al parco – al prezzo di una!
Dunque, dopo le vicissitudini per entrare finalmente ci sono! Il castello è lì, di fronte a me, e tutto intorno ci sono un sacco di persone che si stanno riparando sotto i portici. Il diluvio universale si sta riversando sul parco, cosa che rende l'impatto un po' meno magico di quanto mi aspettassi. Ma non importa: con uno slancio olimpionico, ci lanciamo nei negozi di Main Street che almeno giriamo un po' evitando di stare sotto i portici a far nulla. Tutti negozietti ben tematizzati pieni di cose carine che guardano con aria maligna il tuo portafogli.
Dopo qualche minuto di negozi, smette finalmente di piovere. Cerchiamo di recuperare il resto del gruppo, ma sono tutti spariti. Così ci limitiamo a girare in due, riuscendo anche a fare due attrazioni prima che il parco chiuda.
Due giorni dopo torniamo al parco, dopo una mattinata di training, e riusciamo a godercelo di più nonostante il consueto acquazzone pomeridiano che ci lascia umidi e congelati. In compenso grazier al temporalone riesco a farmi Splash Mountain con 5 minuti di coda, mentre di solito supera abbondantemente l'ora!


Che abbiam fatto?
Prima attrazione a cui siam capitati è Ariel's Undersea Adventure, la Dark Ride ispirata alla Sirenetta. Un percorso su conchiglie che girano su sé stesse attraversando svariate scene del film. Molto carina e ben fatta (il pezzo forte è Ursula, sempre di gran classe) anche se il finale forse è un po' affrettato. Ma si sa, in attrazioni di questo tipo saltano sempre le scene...
A seguire, Mickey's Phillarmagic. Un filmato in 3D ricco di effetti speciali quali i classici schizzi d'acqua, odori e anche qualche altro elemento più inaspettato, come un Paperino incastrato nel muro. Perché nonostante il titolo è lui il gran protagonista dell'attrazione: appropriatosi del cappello da apprendista stregone del sorcio, si ritrova catapultato nelle canzoni di alcuni classici famosi. La Sirenetta, Aladdin, la Bella e la Bestia, il Re Leone... veramente ottimo.
E questo conclude la prima giornata.

La seconda giornata di parco è stata più produttiva.
Dopo la camminata verso il castello, dove si stava svolgendo uno spettacolo d'accoglienza (e i personaggi muovono occhi e bocca! Che progresso tecnologico notevole!).
Ci spostiamo oltre, dove senza apparente motivo ci fermiamo alla Hall of Presidents: un lungo filmato patriottico seguito da una presentazione generale di tutti i presidente degli Stati Uniti. Molto patriottico e interessante, anche se non la migliore del parco – animatronic di livello però.
Già che siam lì vicino passiamo alla Haunted Mansion, la casa dei fantasmi che facciamo due volte. Cupa e tenebrosa e ricca di effetti speciali d'alto livello. Probabilmente fra le migliori attrazioni del parco.
Dopodiché Pirati dei Caraibi, It's a Small World, Big Thunder Mountain... tutte cose ben note, insomma.
Meno note sono Stitch's Great Escape: ci si siede in una stanza circolare e si assiste (al buio, quindi tramite effetti speciali, lampi, odori e cose che escono dal sedile) alla fuga di Stitch dalla Federazione. Altrettanto poco noto è il Monsters Inc Laugh Floor, un filmato interattivo con protagonista Mike Wazowski ed altri mostri minori inediti, incluso il suo caro piccolo nipotino: i personaggi su schermo interagiscono con il pubblico facendo domande, battute e tanto altro. È da rifare solo per vedere quante differenze possono esserci fra uno show e l'altro, perché la cosa era talmente naturale che quasi non si notava!
Siamo anche riusciti a vedere la parata, anche se abbiamo letteralmente corso verso il punto di uscita dei carri. In questo modo però l'abbiamo vista tutta quanta!
Sì, è un bel posto.
E c'è ancora così tanto da vedere!
Ma il lavoro chiama, ergo se ne riparla probabilmente venerdì.

sabato 6 settembre 2014

Earning my parks

Nei magnifici nametag che ci hanno dato c'è un'etichetta che dice Earning my ears.
Solo i cast member assunti da poco la possiedono, e praticamente indica che siamo ancora in un periodo di training. Lavoriamo sodo per, letteralmente, guadagnarci le orecchie (da Topolino, naturalmente).
La stessa frase si può adattare per descrivere l'esperienza odierna, dato che il parco me lo son dovuto guadagnare. Il primo passo è stato il Traditions.
Era un incontro atteso da alcuni, temuto da altri, snobbato da molti. Di gente entusiasta qui ci sono giusto un paio di persone, purtroppo. Tutti, ma proprio tutti, coloro che lavorano nei parchi Disney (e credo anche nei negozi e tutto il resto che la Disney possiede) devono affrontare quest'incontro.
È cultura Disney. È lavoro di gruppo. È lavaggio del cervello forse, ma in senso buono.
Senza dilungarmi troppo, abbiamo iniziato con la presentazione: di persona in persona ci passavamo un palla di plastica che rappresentava la Terra. La Palla del Coraggio, in sostanza: ciascuno diceva il proprio nome, da dove veniva e che diamine è venuto a fare a Disneyworld.
Qualcuno ha fatto il ruffiano, qualcuno è stato sincero, qualcuno ha farfugliato qualcosa a caso.
L'altro gioco della giornata è stato ordinare delle carte in ordine cronologico, legate a numerosi eventi della storia Disney: la nascita di Walt, l'apertura di determinati parchi, l'uscita di cartoni vari e la fondazione di aziende assortite. Nel nostro tavolo (considerato che due di noi erano forti Disney-Nerds) abbiamo fatto quasi tutto giusto, anche se le ultime schede erano un po' sbagliate. Ma pazienza!
Le risposte le abbiamo avute grazie ad un rapido riassunto ricco di dettagli!
C'è stata poi una sfida fra italiani e francesi (le due nazionalità presenti in classe) riguardo a chi trovasse per primo le linee guida del Disney Look su un libretto che ci han dato.
È stato un incontro illuminante.
E illuminati erano alcuni di noi quando finalmente abbiamo ricevuto il mitico, magnifico, indispensabile ID! Siamo ufficialmente cast members, e possiamo entrare nei parchi!
Un pomeriggio al Magic Kingdom sembrava una buona prospettiva, ma il destino era in agguato.

Il reparto costuming di Epcot è enorme. Ci sono un sacco di costumi (così son chiamate le uniformi) per chiunque ci lavora, da ogni parte del mondo, divise diverse per ogni taglia ed ogni ruolo.
Purtroppo ci è stato espressamente proibito di fare foto nel backstage quindi non potrò mai mostrare l'enorme stanzone dei vestiti. Ma seriamente, non ne avete idea.
Perché ne sto parlando? Perché siccome domani inizio a lavorare mi serviva il mio mitico costume! Così io ed il mio futuro collega abbiamo chiesto qui e là e, dopo una chiamata ai manager, abbiamo ottenuto tutto il necessario per iniziare il futuro al chiosco.
Ebbene sì: fra tutti i ruoli possibili, sono finito al chiosco! Niente cameriere, niente tovaglie da svuotare, niente piatti... solo gelati e snack. Non avrò le mance e starò al caldo (nonostante il ventilatore), ma non ho alcuna intenzione di lamentarmi! A quanto si dice, qualcosa ogni settimana lo si riesce a metter via.
Soldi o meno, al parco entriamo gratis ed oggi è stato il primo grande giorno!


Certo, è stata un po' un'impresa.
Ho preso il bus e sono sceso alla stessa fermata della mattina, vicino alla Disney University, dove chiedo a qualche Cast Member come diamine entrare “as a guest”. Nessuno mi sa dire nulla, tutti mi danno informazioni contrastanti e alla fine i colleghi che son verso il parco mi chiamando dicendomi che la fermata è un'altra. Così risalgo sul pullman, e la cosa è più problematica di quanto sembra. Gli autobus qui vanno solo in una direzione: per andare alla fermata precedente tocca rifarsi tutto il giro delle fermate. E così dopo un'ora di pullman scendo alla fermata corretta! Urrà!
Non sono ancora al parco però, bensì in uno dei suoi hotel dove posso prendere la monorotaia per raggiungerlo. Lungo il viaggio la tragedia: inizia a piovere.
Ora, immaginate una pioggerella leggera molto piacevole. Ecco, tutto l'opposto. Goccioloni letteralmente orizzontali, interi laghi sull'asfalto e gente che correva in massa.
Ma alla fine giungo all'ingresso! Siccome il nostro ID tecnicamente non è attivo, ho dovuto chiedere e mi han fatto firmare un foglio per entrare.
Ma alla fine ci sono. Sono dentro il parco. Una santa ragazza del gruppo viene a recuperarmi all'ingresso (e nel mare di gente ci ho messo un po' per individuarla), con la conseguenza che alla fine ci perdiamo il resto del gruppo.
Aspettiamo un po' che smetta di piovere e decidiamo di girare un po' per i negozi lì in Main Street, tutti collegati fra loro e pieni di cose carine che mi fanno pensare che o torno senza un soldo e con tre valigie in più, o inizio la carriera di rapinatore e mi prendo tutta la bella roba che hanno.
Poi boh, cioè.
Realizzo che sono lì.
Sono a pochi passi dal castello.
Sono a Disneyworld.
Sono al Magic Kingdom.
Mancano due ore alla chiusura, ma la mia prima visita è stata comunque più che soddisfacente!

*** continua ***





giovedì 4 settembre 2014

Assaggi di Magia


Non abbiamo ancora i pass Disney. Ma questo lo sapevamo già, fino a sabato niente parchi. Esiste tuttavia un posto forse meno magico, ma comunque più che buono: Downtown Disney.
Se avete presente il Village di Disneyland Paris, immaginatene una versione più grande. Se non lo avete presente, immaginate una lunga strada piena di locali, ristoranti, negozi e tanti altri posti caratteristici. Ci sono grandi brand come Planet Hollywood, Starbucks, posti curiosi come il T-Rex Cafe, un fast food pieno di dinosauri animatronics (e pieno di gente), negozi di caramelle fornitissimi, ed il più grande Disney Store mai visto.
Non l'abbiamo visitato tutto, eravamo troppo stanchi e domani ci attende una levataccia. Ma come primo assaggio è stato eccezionale, e già un bel po' di foto sono state scattate. Avremo un anno intero per esplorarlo come si deve!



Parlando di cose più burocratiche, continuano gli incontri. Oggi ci è toccato quello per l'immigrazione: ci hanno riconsegnato i passaporti che avevan preso in consegna all'arrivo e dato un rapido documento da compilare riguardo alla nostra razza.
Il lavaggio del cervello stile Disney (yeah! Disney!) è già iniziato con alcune adorabili citazioni random. Quando l'agente speciale Non-so-chi ha finito lo spiegone con altre regole da non infrangere mai e poi mai, hanno aggiunto “We scare because we care”. Altri che non è la versione originale dello slogan della Monsters & co, “Facciam paura, ma con cura!”.
E naturalmente non poteva mancare un Let it go random.


Tornando alle cose più interessanti per voi, miei cari fan, qualche informazione sul clima della Florida. Cinque minuti prima c'è il sole. Poi piove come se dovesse finire il mondo. Dopodiché torna il bel tempo. Non è adorabile? In una sola giornata abbiamo passato il pomeriggio in piscina sotto un sole rovente e in casa al riparo dalla pioggia scrosciante! Peraltro questo clima brutto e cattivo ha fermato alcuni del gruppo, con il risultato che a Downtown eravamo in quattro.


Cominciare ad ambientarsi è così bello.

mercoledì 3 settembre 2014

Il Cominciamento

2 settembre.
Alla fine il gran giorno è arrivato, dopo mesi di attesa, mesi di preparazione. C'era ansia, c'era preoccupazione, ma né io né nessun altro potevano dirsi veramente pronti.
La giornata inizia all'insegna degli arrivederci: il piccolo Lucky forse non avrà capito nulla di quanto stava accadendo, ma sicuramente il mio volto rigato dalle lacrime mentre uscivo di casa deve avergli fatto sospettare qualcosa.
Il viaggio per Malpensa, più breve di quanto pensassi, è stato breve e malinconico. Troppe le cosa da dire, troppo poco il tempo.
Corse in aeroporto da un capo all'altro dell'enorme area per trovare lo sportello giusto in cui fare il check-in. Sembra esserci qualche problema, ma è superato facilmente e pochi minuto dopo sono di nuovo con i parenti.
Genitori, due di tre fratelli (il solito asociale si è fatto valere anche stavolta), con aggiunti gli zii e la tenebrosa cugina Giulia. Una rapida colazione offerta dai prodotti di qualità del Mc, e il momento giunge.
“Solo passeggeri”. Due singole parole, un grande significato. Da quel momento in poi, sono da solo. Il momento di separarsi, il momento dei saluti, ma chi poteva dirsi veramente pronto?
C'è chi piange, c'è chi ride, chi festeggia silenziosamente progettando di ascoltare musica a palla tutto il giorno o di appropriarsi indebitamente della mia camera.
Controlli infiniti, ma alla fine si decolla.
Sulla strada qualche volto e nome noto viene riconosciuto, e le prime ore di volo passano in chiacchiere leggere in allegria.
Meno allegro è stato scoprire che le nostre grandi aspettative del volo sono state disilluse: posti picccoli e stretti, niente schermo sui sedili a parte una televisione scrausa in comune sul soffitto. Come se non bastasse, l'attacco delle cuffie non funzionava, così non ho potuto vedere né The Amazing Spiderman 2 né i magnifici programmi americani che ci han proposto.
In ogni caso abbiamo sperimentato già un assaggio di montagne russe: le turbolenze ci hanno accompagnato per tutto il cammino. L'avvertimento di allacciare le cinture dopo un po' è divenato abbastanza insopportabile.
Lo scalo a Miami è andato meglio: abbiamo affrontato una serie di rigidissimi controlli – al punto da rasentare il ridicolo – e alla fine abbiam girato un po' qui e lì.
Un cappuccino e un biscottone cioccolatoso da Starbucks sono stati il mio modo per inaugurare la mia permanenza americana!
L'aereo per Orlando era migliore, anche se in meno di un'ora di volo ho potuto apprezzarlo poco.
Finalmente atterriamo!
Ci angosciamo per i nostri bagagli. Non arrivano.
Troviamo due ragazze partite da Roma. I loro bagagli sono andati perduti.
Arrivano i nostri. Gioiamo.
Prendiamo un taxi! Ma sì, la navetta costa troppo.
Arriviamo al residence dove ci smisteranno.
Sono a Vista Way. Disperazione.
L'appartamento è peggio di quanto pensassi. Orrore.
Temo di aver portato troppa poca roba. Preoccupazione.
Scopro che l'ingresso ai parchi non ci sarà consentito prima di sabato. Tragedia!

Eh sì, la prima nottata è stata un po' tragica.
Ma con un po' di spirito d'adattamento, spero che questo si riveli veramente l'anno migliore della mia vita. Mi attende una lunga settimana di meeting e lavaggi del cervello stile Disney, dopodiché sarò al 100% pronto a lanciarmi nel mitico Sunshine State.


Welcome to Florida!


lunedì 1 settembre 2014

So it begins...

Aprile 2013: mando per la prima volta il curriculum alla Disneyworld.
Settembre 2014: parto per lavorare a Disneyworld.
Da allora tante cose sono successe, molto è cambiato e io non sono più quello di prima.
Nah, non è vero. Non è successo un cazzo, solo io che continuo a provare e riprovare con perseveranza prima di riuscire ad essere preso. Mai avrei pensato davvero che un giorno mi sarei ritrovato a partire. Certo ci speravo, lo sognavo e l'obiettivo ultimo era quello.
Ed ora, finalmente, ci siamo!
Potrebbero esserci tante cose da dire, persone da ringraziare, momenti da rievocare, ma ciò che conta veramente si può comunicare anche con il silenzio.
E che il quieto silenzio accompagni anche questa sorta di notte prima degli esami, questa vigilia di una grande avventura, questo inizio di una grande esperienza!

Ci vediamo dall'altra parte.