C'era una volta me.
Era un me che doveva ancora sapere se
sarebbe stato preso o meno per il programma in Florida, ma che già
aveva sogni e progetti. E faceva promesse. “Se vengo preso per il
programma, dovrò iniziare a provare anche le attrazioni più
intense!”.
Questo me, infatti, non aveva mai
provato un rollercoaster serio (o anche altre attrazioni che puntano
tutto tutto sull'adrelina). Il massimo a cui il povero giovane
arrivava era il Mammut del
ben noto parco veneto.
Ma una
volta preso per il programma il me di cui sto parlando sapeva che
avrebbe dovuto mantenere la promessa.
E così
ha fatto.
Disneyworld
non offre tantissime attrazioni adrenaliniche, anzi (gli Universal
Studios sì, ma se ne riparla fra qualche mese), quindi
sostanzialmente le cose da provare erano due, entrambe agli Hollywood
Studios. Parlo della Tower of Terror e del Rock and Roller Coaster
degli Aerosmith, che sostanzialmente rappresentano le due tipologie
di attrazioni intensa più comune.
Partiamo
dalla Tower of Terror: durante la mia prima visita agli Hollywood
Studios ero completamente solo. C'erano altri colleghi con cui la
mattina ho visitato altri parchi, ma al pomeriggio avevano da fare.
Io no, così mi son detto “Perché no?”. E visitare i parchi da
solo ha i suoi vantaggi – sostanzialmente gli stessi che si hanno
quando si viaggia da soli. Hai i tuoi ritmi, fai quel che vuoi, vai
dove vuoi. Forse manca la compagnia e qualcuno con cui parlare, ma si
sopravvive bene.
Vista
la mia decisione di non prendere una mappa e di andare dove capitava,
completamente a caso, mi sono ritrovato chissà come di fronte alla
suddetta Tower of Terror. Pochi minuti di fila.
È il
momento.
Devo
provarla.
Così
mi ci infilo, continuando a chiedermi per quale cazzo di motivo io
stia facendo una cosa del genere. Si entra nella hall dell'hotel in
cui è ambientato il tutto, l'ascensore è vicino.
Dopo
pochi minuti, eccomi sopra. Voce narrante, effetti speciali vari.
Compaiono fantasmi, scompaiono fantasmi e l'ascensore inizia a
muoversi in avanti. La tipica voce narrante dell'antica serie tv The
Twilight Zone (Ai
confini della realtà nella
versione italica) ci accompagna e prepara, prima di venire sbalzati
verso l'alto... verso la Twilight Zone, appunto! E poi verso il
basso.
E di
nuovo verso l'alto.
Wooosh.
E
verso il basso.
Wooosh.
E così
via, per un numero letteralmente random di volte – tutto
controllato da un programma che sceglie fra diversi “percorsi”.
Il numero di cadute non è mai lo stesso.
E mi
piacque.
Per il
Rock n Roller Coaster, invece, ho dovuto aspettare un po' di più.
Farlo da solo era fuori discussione, è un'attrazione completamente
diversa che mi inquietava di più.
Ma
oggi, 25 settembre, è stato il gran giorno.
Dopo
una allegra mattinata lavorativa che non passava più (e in cui il
tempo mi trollava dicendomi “Ahah guardami, sto per piovere, così
quando finisci non puoi fare nulla pappappero”) mi sono fiondato a
raggiungere colleghi vari nei parchi.
E
giunto agli Hollywood Studios, chiedendosi che si potrebbe fare, una
fanciulla canadese propone appunto il Rock N Roller Coaster.
E così
sia.
Le
promesse van mantenute.
Riluttante
mi avvio (solo io e lei, la terza collega presente non va d'accordo
con la musica a palla presente durante il percorso) e più
rapidamente di quanto pensassi la fila giunge al termine, alla sala
d'imbarco. Fila durante la quale cerco più volte via di fuga, e
durante la quale terrorizzo una bambina di fronte a noi che non aveva
la minima idea di che tipo di attrazione sarebbe andata a fare.
Ad
ogni modo, arriviamo quasi ad imbarcarci, probabilmente saremo sul
treno successivo a quello presente... quand'ecco che il cast member
chiede se ci siano altre due persone per riempire il vagone.
E dato
che sono pirla alzo la mano.
Ed il
vagone è l'ultimo.
Il
posto peggiore per un rollercoaster.
Nell'ultimo
vagone senti tutto.
Altro che quello davanti, è l'ultimo posto il peggio del peggio.
E si
parte, con la mega accelerazione iniziale... dopo la quale tutto fila
liscio! È meno peggio di quanto pensassi, le inversioni nemmeno si
sono sentite e a fine giro un “Tutto qui?” affiancato ad un
“Rifacciamolo!” hanno riassunto alla grande i miei pensieri a
riguardo.
Non è
chissà che, ma mi son sentito realizzato.
Ora
so. Posso fare di tuuuuutto.
Tranne
It's a Small World. Quello basta.







